La vitrectomia è una procedura chirurgica che riguarda l’occhio e consiste nella rimozione totale o parziale del corpo vitreo (o umor vitreo), sostanza gelatinosa situata nella cosiddetta ‘camera vitrea’, interposta tra il cristallino e la retina. Una volta rimosso, il corpo vitreo verrà quindi sostituito con un mezzo analogo all’ interno dell’ occhio stesso (sostituto vitreale). L’ intervento è in genere effettuato da un chirurgo vitreo retinico, ovvero un medico specializzato nella cura delle malattie degli occhi e viene normalmente consigliato quando il corpo vitreo diviene opaco. Ciò può accadere a seguito di emorraggie vitreali, vitreiti, infezioni, ecc. Davvero numerose sono tuttavia le condizioni risolvibili grazie a questo particolare intervento, dalle complicazioni della retinopatia diabetica proliferante a distacchi di retina con complicazioni; corpi estranei che possono entrare nell’ occhio a seguito di traumi; condizioni in cui il vitreo provochi delle anormali trazioni sulla retina, con conseguente rischio di distacco o formazione di fori retinici; cambiamenti della struttura del vitreo che possano provocare aumento della pressione nel centro della retina con conseguente riduzione del visus; ecc.

Pur trattandosi dunque di una procedura che permette di risolvere numerose condizioni, evitando l’ insorgenza di gravi patologie oculari, la vitrectomia non è tuttavia esente da rischi. Si tratta infatti di un delicato intervento di microchirurgia, le cui principali complicazioni sono costituite da:

  • Distacchi di retina (principale rischio) la cui incidenza è tuttavia stata drasticamente ridotta negli ultimi anni con una probabilità oggi pari all’1% per quanto riguarda opacità vitreali  da correggere su di un occhio altrimenti sano.
  • Infezione oculare (circa 1 caso su 300)
  • Intolleranza ai materiali utilizzati durante l’intervento
  • Emorragia retinica e/o vitreale
  • Proliferazioni sub-retiniche
  • Opacizzazione del cristallino
  • Glaucoma
  • Difetti del campo visivo
  • Cataratta (cui l’ intervento certamente predispone, così che nella quasi totalità dei casi il paziente dovrà in futuro essere sottoposto ad un ulteriore intervento chirurgico).