La vitamina D3 (anche nota come Colecalciferolo) è la più importante delle 5 forme di vitamina D. Essa è contenuta in piccola quantità in prodotti di origine animale, ma per la maggior parte è prodotta nella cute umana, a seguito di irradazione ultravioletta, a partire dal 7-deidro-colesterolo.

La produzione endogena di vitamina D è solitamente sufficiente a soddisfare le necessità dell’organismo. In condizioni di adeguata esposizione ai raggi solari, la sintesi cutanea di colecalciferolo apporta infatti circa l’80-90% dell’intero fabbisogno, mentre la quantità di vitamina D contenuta negli alimenti contribuisce a coprire appena il 10-20% del quantitativo giornaliero richiesto.

La sua funzione principale è quella di regolare il metabolismo del Calcio, stimolandone l’assorbimento a livello gastro-intestinale e promuovendo così  una corretta mineralizzazione delle ossa. La carenza di questa vitamina (definita ipovitaminosi D) provoca di conseguenza rachitismo nel bambino e osteomalacia nell’adulto.

Un severo deficit di vitamina D3 in fase di crescita, si manifesta generalmente con indebolimento del cranio e delle ossa; inarcamento delle gambe e della colonna vertebrale; ingrossamento dell’articolazione del polso, del ginocchio e dell’anca; muscoli scarsamente sviluppati e irritabilità nervosa. Una difettosa mineralizzazione, si traduce di fatti con struttura ossea fragile, incapace di sopportare lo stress del peso e quindi soggetta a deformazioni scheletriche.

Per quanto riguarda invece l’adulto, l’osteomalacia (condizione analoga al rachitismo dei bambini) è frequente nelle donne che hanno sostenuto ripetute gravidanze e periodi di allattamento, ma anche negli anziani che si espongono raramente alla luce solare, in soggetti che soffrono di alcolismo, nelle persone che non consumano latte, che soffrono di problemi di malassorbimento o che assumono medicinali che ostacolano l’assorbimento della vitamina.

Per riassumere, tra le cause più comuni di carenza da vitamina D3 si ricordano: ridotta capacità di sintesi cutanea, scarsa esposizione solare, aumentata pigmentazione cutanea, inquinamento ambientale, abbigliamento troppo coprente e, infine, scarso consumo di alimenti che contengono vitamina D.