La vitamina B17, o amigdalina, è il più importante dei glicosidi cianogenetici, così detti perché in seguito a idrolisi liberano acido cianidrico.

L’amigdalina, solo impropriamente chiamata ‘vitamina’, è stata isolata per la prima volta dai chimici francesi Robiquet e Boutròn-Charlard, nel 1830, ma è solo a seguito degli studi del biochimico americano Ernest T. Krebs Junior che questa sostanza divenne popolare per le sue presunte proprietà anticancro.

La vitamina B17 si trova in grandi quantità nelle mandorle amare (2,5-3,5%) e nel nocciolo dei frutti appartenenti alla famiglia delle Rosacee, come pesche (2-3%), albicocche (1%), susine (0,9%), ciliegie (0,8%) e mele (0,6%), come anche, seppur in quantità inferiori, nei frutti, nelle foglie, nei fiori e nella corteccia di molte piante appartenenti alle famiglie delle Pomacee, delle Sorbacee e delle Amigdalacee.

Si tratta tuttavia di una sostanza ancora oggi molto discussa a livello internazionale: la letteratura a riguardo è davvero vastissima e sono in molti a sostenere che la cura contro il cancro sia stata effettivamente scoperta grazie agli studi di Ernest Krebs sull’amigdalina; d’altro canto, numerosi sono gli studi clinici che ne hanno effettivamente dimostrato l’assenza di proprietà antitumorali, a fronte, invece, di un elevato rischio di intossicazione. Secondo la medicina ufficiale, si tratterebbe quindi di una sostanza altamente tossica, contenente acido cianidrico, la cui assunzione prolungata e ad alte dosi può addirittura rivelarsi fatale (per capire quanto possa essere pericolosa questa famigerata vitamina, basti pensare che l’ingestione di una decina di mandorle amare da parte di un bambino può rivelarsi fatale).

E’ assolutamente sconsigliato, quindi, assumere amigdalina senza il controllo e l’approvazione medica, pena la possibilità, non tanto remota, di una intossicazione da cianuro. Questa si trova, come già accennato, nei semi di quasi tutti i frutti, ad eccezione degli agrumi, ragione per cui, oltre al pericolo di soffocamento, questi non andrebbero mai fatti mangiare dai bambini. In totale, sarebbero tuttavia oltre 1200 le piante che contengono, in quantità variabili, la molecola oggi conosciuta come vitamina B17, tra cui erba medica, crescione, eucalipto, grano saraceno e manioca, ma anche ceci, piselli, fagioli cannellini, lenticchie, miglio, fave, germogli di bambù e di soia.