La vitamina B12, anche conosciuta come cobalamina, è una vitamina essenziale (ovvero che il nostro organismo non è in grado di produrre da sé), fondamentale nei processi di formazione dei globuli rossi, riparazione cellulare, sintesi di DNA ed RNA e creazione della guaina mielinica che avvolge i nervi.

La vitamina B12 gioca quindi un ruolo fondamentale nel corretto sviluppo fetale e, in particolare, nella prevenzione dei difetti del tubo neurale. Secondo uno studio condotto dai ricercatori del Trinity College di Dublino, la carenza di vitamina B12 esporrebbe il nascituro ad un rischio di difetti congeniti, tra cui spina bifida e anencefalia, addirittura fino a cinque volte maggiore.

Oltre all’acido folico, la cui assunzione è oggi fortemente consigliata prima e durante la gravidanza, questo nuovo studio segnala quindi anche la vitamina B12 come elemento fondamentale per la salute del nascituro. Al fine di scongiurare difetti congeniti anche molto gravi, in gravidanza è dunque importante andare ad integrare, laddove necessario, i livelli di cobalamina, con particolare attenzione a quelle mamme che seguono un regime alimentare di tipo vegetariano, in quanto la vitamina B12 è prevalentemente contenuta in alimenti di origine animale, e alle gestanti con conclamati problemi intestinali, che possono provocare un difficile assorbimento di vitamine e minerali. In questi casi, potrebbe infatti essere necessario supplire la carenza di tale vitamina non solo seguendo un’alimentazione bilanciata, ma anche con l’ausilio di integratori specifici.

Esattamente come per l’acido folico, ottimale sarebbe inoltre garantire un adeguato apporto di vitamina B12 già nel periodo precedente alla gravidanza, poiché eventuali difetti del tubo neuronale sono soliti svilupparsi nelle prime settimane di gestazione, periodo durante il quale spesso la madre ancora non si è resa conto della gravidanza avviata.

Bassi livelli di vitamina B12 in gravidanza sono inoltre associati ad un maggior  rischio di parto prematuro, mentre per quanto riguarda il periodo dell’allattamento possono provocare ritardo nello sviluppo mentale del bambino, ritardo della crescita e, nelle forme più gravi, convulsioni e atrofia cerebrale.