Quando si pensava di aver debellato – o quasi – un virus, ecco che ne arriva un altro: negli ultimi mesi sta destando sempre più preoccupazione il virus Zika, che dallo scorso ottobre dall’America del Sud si sta propagando un po’ in tutto il mondo, specie nell’America del Nord.

Archiviata, per il momento, l’emergenza dell’Ebola il mondo si è trovato quindi a dover affrontare un nuovo agente patogeno che, stando agli ultimi dati, sarebbe arrivato anche nel Continente europeo tra cui Gran Bretagna, Spagna, Danimarca e Italia.

Il virus Zika (ZIKV) è una patologia appartenete alla famiglia dei Flaviviridae, il quale prende il nome dalla foresta dell’Uganda dove è stato isolato per la prima volta più di mezzo secolo fa, nel 1947: questo viene provocato dalle punture di alcuni tipi di zanzare tropicali e subtropicali portatrici della malattia (tra cui le Aedes aegypti, responsabili di dengue e febbre gialla, e dalla zanzara tigre).

Dai paesi africani, nel corso degli scorsi mesi il virus si è spostato in Sudamerica, in particolar modo in Brasile dove – forte con molta probabilità anche la mancanza di un’immunità naturale dal virus – ha colpito più di un milione e mezzo di persone.

Differentemente da molte altre malattie, il virus Zika, salvo eventi sporadici in cui le complicazioni sono state causate da malattie pre-esistenti, non porta alla morte.

Virus Zika: sintomi e pericoli

Il virus Zika, come per molte patologie, può avere diversi sintomi, che tuttavia appaiono simili a quelli della classica influenza e tendono a comparire tra i due e i sette giorni dopo la puntura da parte di una zanzara infetta: chi è stato contagiato dal virus infatti potrebbe accusare febbre, occhi rossi, congiuntivite, mal di testa, dolori alle articolazioni e eruzione cutanea. Addirittura, nel 25% dei casi il virus Zika risulterebbe del tutto privo di sintomi.

Tuttavia questo virus risulta essere assai pericoloso per le donne durante la gravidanza: le autorità sanitarie brasiliane, infatti, hanno scoperto una correlazione tra l’infezione da virus con un aumento di microcefalia. Le donne incinte affette dal Virus Zika, infatti, davano alla luce dei bambini con gravi malformazioni craniche (microcefalia) e conseguenti problemi neurologici, mentre negli adulti può causare un aumento di malattie neurologiche e autoimmuni come la sindrome di Guillain-Barré. Quest’ultima è una malattia a base autoimmune che provoca una paralisi degli arti e definita potenzialmente mortale.

Specialmente per le donne in dolce attesa, le autorità sanitarie nazionali raccomandano alle donne incinte di riconsiderare un eventuale viaggio nella parte centrale e Sud dell’America: oltre al Brasile altre mete comprendono Colombia, Venezuela, Haiti e ancora El Salvador, Guatemala, Messico, Panama, Paraguay, Portorico e Honduras. Per coloro che, invece, hanno in progetto una gravidanza, le autorità dei paesi maggiormente colpiti hanno addirittura suggerito di rimandarlo una volta che l’emergenza sarà scomparsa, o quantomeno non risulti più alleviata.

Questo perché il feto può essere messo in pericolo in qualsiasi momento, specie all’inizio del secondo trimestre: a dimostrarlo sono le nascite che, da ottobre a oggi, in Brasile hanno contato quasi quattromila casi di microcefalia, il 2500% in più rispetto al 2014 quando i casi erano solamente 150.

Virus Zika: i trattamenti

Per combattere il virus Zika al momento non esisterebbe ancora un vaccino o un trattamento specifico: ciò che al momento si può fare sarebbe solamente cercare di curare la febbre – se troppo alta – con del paracetamolo, riposarsi e continuare a idratare il corpo in quanto si tende a perdere liquidi.

Nel caso in cui insorga anche un rash cutaneo può essere opportuno optare per un prodotto che contrasti il prurito.

Al momento, tuttavia, i ricercatori sono a lavoro per trovare un vaccino per contrastarlo, tuttavia potrebbero essere necessari diversi anni – nonché anche un’ingente somma di denaro – perché questo venga testato e approvato. Ciò che si può fare per contenere l’epidemia potrebbe essere anche cercare di debellare i focolai in cui le zanzare – portatrici del virus – si annidano e tendono a moltiplicarsi, ad esempio attorno alle acque stagnanti.