Una notizia bomba sembra essere stata rivelata dall’agenzia Associated Press: L’Organizzazione Mondiale della Sanità avrebbe ritardato di due mesi l’annuncio dell’epidemia di virus Ebola, scoppiata in Africa occidentale, per evitare che le economie coinvolte potessero subire in qualche modo dei danni dall’allarme sanitario.

Un ritardo, quello sull’annuncio del virus Ebola, che l’Organizzazione Mondiale della Sanità non nega ma di cui non intenderebbe prendersi neppure responsabilità: secondo l’ente internazionale, infatti, la colpa sarebbe da attribuire alle caratteristiche sorprendenti dell’esplosione del virus Ebola e alla mancanza di risorse e di intelligenze sul campo.

L’epidemia, che ha causato probabilmente quasi diecimila morti, sarebbe stata comunicata piuttosto celermente all’OMS – almeno stando a quando scoperto dall’Associated Press -; quest’ultima, però, sarebbe stata scoraggiata a dar subito l’annuncio. A non voler lanciare immediatamente l’allarme sul virus Ebola sarebbero stati i top manager dell’Organizzazione Mondiale della Sanità stessi, convinti che render pubblica una notizia del genere avrebbe danneggiato pesantemente l’economia dei Paesi coinvolti. Questi, però, avrebbero potuto temere di danneggiare anche i loro interessi minerari o subire limitazioni nel tradizionale pellegrinaggio di ottobre dei musulmani alla Mecca.

Stando ai documenti scoperti dall’Associated Press, l’OMS avrebbe pensato di dichiarare lo stato di emergenza sanitaria internazionale già nei primi giorni di giugno 2014, quando l’ente, oltre a ricevere la notizia dell’epidemia avrebbe ricevuto anche una richiesta urgente di aiuto, ma di averlo poi fatto soltanto l’8 agosto, a due mesi di distanza.

Il ritardo di due mesi nella comunicazione dell’emergenza sanitaria causata dal virus Ebola, avrebbe potuto incidere in maniera pesante sul numero delle vittime (anche se questo non è facilmente accertabile)

Come si legge sui documenti reperiti dall’Associated Press, la dottoressa Sylvie Briand, direttrice del dipartimento malattie pandemiche ed epidemiche, in data 5 giugno 2014 scriveva: “Dichiarare un’emergenza è un’ultima spiaggia. Può essere più efficace usare altri mezzi diplomatici per ora“.