Essere carnivori piuttosto che vegetariani non avrebbe significativi impatti sul rischio di incorrere in patologie o tassi di mortalità più alti. Il segreto, stando a quanto pubblicato da alcuni ricercatori dell’Università di Oxford, starebbe infatti tutto nella moderazione. Mangiare moderatamente carne non sarebbe un rischio per la salute né causerebbe una diminuzione dell’aspettativa di vita.

Insomma, scegliere se essere vegetariani o carnivori sarebbe una decisione da prendere a discrezione delle proprio volere (a meno che non vi siano particolari controindicazioni mediche). I ricercatori di Oxford avrebbero infatti analizzato lo stato di salute di oltre 60 mila adulti del Regno Unito (dove il consumo di carne è probabilmente più alto che in Italia), prendendo in considerazione vegani, vegetariani e carnivori e valutandone il rischio di malattie. Da tutto ciò ne sarebbe emerso, in particolare, che i vegani e vegetariani coinvolti nello studio non avessero una vita più lunga rispetto a coloro che si sono nutriti moderatamente di carne.

Più nel dettaglio, coloro che hanno consumato poca carne hanno presentato rischio di cancro al pancreas e malattie respiratorie inferiore fino al 45 per cento rispetto a chi aveva consumato carne con una frequenza di almeno cinque volte alla settimana. Per vegetariani e vegani il rischio di morte per cancro al pancreas e per tumori al sistema linfopoietico risulta invece dimezzato.

Pur avendo analizzato separatamente vegetariani e vegani, i dati che ne sarebbero stati ricavati su di loro non avrebbero messo in rilievo differenze statisticamente importanti nelle prime sei maggiori cause di morte tra vegetariani, vegani e carnivori.