Voglio aprire uno spazio dedicato ai vegetariani famosi, quelli che magari sono insospettabili o quelli che mai vi sognereste che rifiuterebbero una costata o una fiorentina al ristorante perché… sono vegetariani o addirittura vegani! La loro obiezione al cibo animale è stata documentata su un database americano chiamato Happy Cow (letteralmente, la mucca felice – evidentemente perché non teme di essere mangiata)…

Comunciamo con un divo nostrano, che forse alcuni – grazie al suo recente impegno per la tutela ambientale in generale e alla denuncia politica che cararatterizza le sue canzoni da un po’ di anni a questa parte – è Adriano Celentano. Il molleggiato, classe 1938, è diventato vegetariano nel 2005 e da allora è sempre stato un attento e sensibile sostenitore delle cause animaliste. Tra le sue forti prese di posizioni in difesa degli animali, va ricordata la famosa lettera al ministro Livia Turco,del 20 aprile 2007, pubblicata sul Corriere della Sera con il titolo “Le bestie più feroci i padroni, non i cani”.

Potete trovare la lettera integrale nell’archivio del Corriere all’indirizzo http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/04_Aprile/20/celentano_livia_turco_cani_feroci.shtml, ma la riporto qui per comodità:
La piccola Alessia di nove mesi è stata brutalmente uccisa dai due rottweiler dei genitori. Ammazzata e soffocata nel giardino di casa. La casa di cui è probabile che i genitori andassero fieri della protezione dei due assassini con tanto di cartello che avvertiva: «Quest’area è difesa dai cani da guardia non avvicinatevi».

Parole che sembravan sottintendere, «altrimenti sono cavoli vostri!». E invece il pericolo non era per quelli fuori ma per quelli che stavano dentro. Mi domando quante saranno ancora le vittime che avrà sulla coscienza chi potrebbe evitare, attraverso una legge severa, che stragi di questo tipo accadano. Il ministro Turco dice che «l’ordinanza sulle razze aggressive è giusta, tocca ai proprietari vigilare sempre e dovunque sui loro animali».
Ma il ministro ha dimenticato la razza più aggressiva, che non sono i cani ma i loro proprietari. Orgogliosi di essere difesi da una bestia feroce che al minimo accenno è pronta a sbranare chiunque. Per cui mettere la museruola al cane in un luogo pubblico, per il proprietario è come se gliela mettessero a lui… «Allora cosa lo porto a fare in giro il cane», dice amareggiato il proprietario, «se all’occorrenza non può azzannare almeno un polpaccio…».

Per cui trovo alquanto ingenua l’ordinanza di cui parla il ministro. Quanti sono quelli che la rispettano? E se chiami un vigile per dirgli che c’è qualcuno che va in giro senza museruola, non solo lui ma anche il suo cane, il vigile si limita a una lieve ammonizione senza applicare alle due bestie nessun tipo di sanzione. Un’ordinanza inutile, quindi, fatta per un popolo che non ha passato gli esami. Gli esami dell’educazione, del rispetto delle regole, dell’altruismo non solo per le bestie ma anche verso i propri simili.

Per cui signora Livia, lei si deve rimettere al tavolo e riscrivere l’ordinanza nel modo corretto per un popolo scorretto. Le alternative sono due: o si mettono fuorilegge le razze aggressive a partire dall’uomo e chi dovesse trovarsi in possesso di un cane pericoloso viene messo in galera per qualche anno o, se questo non è possibile, infliggere, oltre alla prigione, delle forti sanzioni naturalmente a seconda del reddito che uno ha: se il cane che provoca la tragedia è della Telecom, come multa dovrà cedere almeno il 30% delle azioni più la prigione. Ma soprattutto chi più di tutti deve essere punito è lo Stato che fa le leggi e non le mette in pratica.

Qualcuno ricorda com’è andata a finire?