La varicella è una malattia altamente contagiosa provocata da un’infezione con il virus Varicella-zoster (Vzv) appartenente famiglia degli Herpesviridae, per questo motivo possiede un genoma a DNA. Come il morbillo, la pertosse, parotite e rosolia, anche la varicella è considerata una di quelle malattie contagiose che si sviluppano durante l’infanzia, colpendo per il maggior parte dei casi – il 90% – bambini tra i 5 e 10 anni, specialmente durante l’inverno e la primavera.

La stessa si trasmette facilmente per vie aeree con colpi di tosse, baci o starnuti da parte degli individui affetti, ma anche attraverso il contatto diretto con le secrezioni delle vescicole, contagiose fino a quando non vengono ricoperte da una crosticina, che in genere avviene entro una settimana.

Sintomi

La malattia si verifica con rash cutanei vescicolari, esteso per lo più sul corpo, arti, viso e testa, che causano prurito ma, alla fine, non dovrebbero lasciare cicatrici; questa viene accompagnata da febbre poco elevata e, in alcuni casi, malessere o mal di testa. L’individuo malato di varicella è contagioso sin da due o tre giorni prima della comparsa dell’eruzione cutanea, riducendosi man mano fino a quando ogni papula si trasforma in vescicola e non viene ricoperta da uno strato di crosticina, per il quale bisognerebbe aspettare circa dai 6 ai 10 giorni e le macchie successive alla loro caduta possono persistere più di 20 giorni, se bene prive di contagiosità.

Rischi

Se bene la varicella venga definita come una malattia benigna, se verificata in un adolescente o in un adulto tende essere più aggressiva ma, anche nei bambini, si sviluppa in maniera più grave negli individui immunodepressi. Qui possono verificarsi infezioni batteriche nelle lesioni, al quale si può legare la polmonite (assai comune negli adulti) ma anche artrite, epatite, encefalite e trombocitopenia.

In caso di gravidanza le donne, se non immuni con anticorpi in seguito a vaccinazioni  o infezioni precedenti, possono trasmettere il virus attraverso la placenta andando ad infettare anche il feto. Questo potrebbe causare anche un parto prematuro o, se l’infezione si verifica durante le prime 28 settimane di gestazione, può far sviluppare la “sindrome da varicella fetale” o “sindrome da varicella congenita”. La sindrome si presenta nel 2% dei casi ma può causare diversi anni come al cervello – con casi di encefalite, microcefalia e idrocefalo, ma anche aplasia del cervello, atrofia corticale o ritardo mentale -,  agli occhi – con corioretinite, microftalmia, cataratta o atrofia ottica -, al corpo – causando ipoplasia delle estremità superiori e/o inferiori, ma anche disfunzioni della vescica e dello sfintere anale – per non parlare di alcuni disturbi neurologici con danni al midollo spinale a livello cervicale e lombo-sacrale, oppure deficit sensoriali e motori, riflessi tendinei profondi assenti, anisocoria e sindrome di Horner; patologie della cute con casi di ipopigmentazione. Se invece l’infezione viene contratta dai 5 giorni prima della nascita ai 2 giorni successivi viene chiamata “varicella neonatale”, con manifestazioni tipiche di una normale varicella.

Cure

La malattia si protrae da una alle due settimane, a seconda della gravità, ma una volta scomparsa febbre e tosse – lasciando trascorrere 60-72 ore consecutive senza febbre – si potrebbe uscire, continuando a curare le proprie vescicole onde evitare eventuali rotture con il rischio di infettare altre persone. Per proteggerle si utilizzano in genere cerotti o, ancora meglio, delle garze. Dopo aver fatto il suo decorso l’infezione va a proteggere in maniera permanente quasi tutte le persone affette, andando a creare delle forze immunitarie che dovrebbero difendere l’organismo da altri eventuali attacchi della malattia. Tuttavia esistono anche dei casi in cui a distanza di decenni si verifichi una ricaduta e l’infiammazione vada nuovamente a svilupparsi, in questo caso però sotto forma di un altro herpes zoster: il fuoco di Sant’Antonio, con vescicole a grappolo sul torace e dolori localizzati.

Le cure riguardano maggiormente la diminuzione del prurito che provocano le vescicole attraverso antistaminici per via orale, pomate anti-prurito oppure del semplice borotalco o preparati lenitivi naturali contro le lesioni da herpes. In caso di febbre invece si possono alleviare i sintomi con antipiretici come il paracetamolo, mentre l’acido acetilsalicilico (contenuto nell’aspirina) è controindicato nei bambini per il rischio dell’insorgenza della sindrome di Reye. Nei casi più complicati con encefalite o polmonite viene consigliato un trattamento con aciclovir, valaciclovir o famciclovir, purché venga assunto entro le 24-48 ore dalla comparsa dei primi sintomi, andando a ridurre febbre e numero di lesioni. In altri casi possono ricorrere problemi alle vie respiratorie, in quanto si è verificata un’infezione batterica nettamente superiore al normale, per il quale bisognerebbe intervenire con antibiotici che non bisogna assumere in concomitanza con degli antivirali.

Per questo motivo dal 1995 un vaccino è disponibile per la somministrazione viene somministrato un vaccino contro l’infezione che in genere viene iniettata nei bambini tra i 12 mesi e 12 anni, consigliato anche per gli adolescenti, adulti e, soprattutto, donne in età fertile che non hanno ancora contratto l’infezione, ma che tuttavia viene controindicato negli individui immunodepressi. In ogni caso, ogni qualvolta se ne manifestino i sintomi, è meglio rivolgersi al proprio medico curante il quale saprà, dopo vari accertamenti, assegnare la cura adeguata a seconda della gravità e l’avanzamento dell’infezione.

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