La varicella è una malattia infettiva altamente contagiosa, annoverata, assieme a rosolia, morbillo, pertosse e parotite, tra le più comuni malattie  dell’infanzia, ovvero che colpiscono solitamente bambini tra i 5 e i 10 anni. La varicella (provocata dal virus Varicella zoster, della famiglia degli Herpes virus) può tuttavia colpire anche in età adulta, caso in cui tende ad avere un decorso più aggressivo. Sebbene si tratti infatti di una malattia benigna, che nei bambini non genera complicazioni e normalmente guarisce in 7-10 giorni, può rivelarsi rischiosa in persone immunodepresse (con infezione da Hiv,  sottoposte a chemioterapia o in cura con steroidi ), neonati, adulti e donne in gravidanza, poiché il virus può essere trasmesso all’embrione, o al feto, attraverso la placenta.

Il periodo di contagiosità va in genere da 5 giorni prima a non più di 5 giorni dopo la comparsa della prima gittata di vescicole e la trasmissione avviene per via aerea, mediante le goccioline respiratorie diffuse nell’aria quando il malato tossisce o starnutisce, o tramite contatto diretto con lesione da varicella. L’infezione produce tuttavia immunità permanente ed è dunque assai raro che una persona sviluppi due volte nella vita questa malattia.

Come sopra accennato, la varicella non è una malattia pericolosa per i bambini, può però diventarlo per particolari fasce sensibili, quindi in caso di contagio è fondamentale mettere in atto comportamenti atti a non diffondere ulteriormente la malattia. Per prima cosa è necessario procedere con l’isolamento domiciliare del malato (almeno 5 giorni dalla comparsa della prima gittata di vescicole). È quindi raccomandato che i bambini colpiti dalla malattia restino a casa da scuola per circa una settimana. Considerato che il periodo di contagiosità precede però di 5 giorni l’esordio clinico della malattia, con molta probabilità il virus si trasmetterà all’80-90% dei conviventi (ovviamente considerando solo quelli che non l’hanno in precedenza contratto), con l’insorgenza di casi secondari, che spesso si presentano in forma più aggressiva. Tenere quindi il bambino a casa da scuola non è sufficiente, poiché è proprio a casa che andranno seguite le maggiori precauzioni. Nel caso di un “contatto occasionale”, come quello che si verifica nell’ambiente scolastico o di lavoro, il pericolo di ammalarsi è infatti circa del 30%; nettamente inferiore rispetto alle probabilità di contagio domestico, dove l’esposizione alla sorgente di infezione è più frequente e prolungata e di conseguenza si è esposti ad una maggiore quantità di materiale infettante. E’ bene quindi che i genitori si assicurino che bambini con la varicella rimangano, per quanto possibile, lontani da fratelli e sorelle e che prestino particolare attenzione all’igiene delle mani, soprattutto prima dei pasti e dopo aver usato il bagno. Ma ancor più importante è che i malati restino il più lontano possibile da soggetti suscettibili, in particolar modo familiari con problemi al sistema immunitario, neonati e donne in stato di gravidanza.  Se una donna incinta non ha precedentemente contratto la varicella, il virus può infatti generare problemi congeniti, soprattutto se la trasmissione avviene nelle prime 20 settimane di gravidanza.

Dal 1995, è anche disponibile un vaccino contro la varicella, costituito da virus vivo attenuato. Sono oggi molti i paesi, tra cui gli Usa, che raccomandano il vaccino per tutti i bambini al secondo anno di vita. La sua efficacia è stata infatti stimata al 95%, nella prevenzione delle forme moderate o gravi e del 70-85% nella prevenzione delle forme lievi. E’ importante che siano vaccinate contro la varicella anche tutte quelle persone che per motivi professionali sono esposte a maggior rischio (come il personale scolastico) o che potrebbero trasmettere il virus a persone ad alto rischio di complicanze (come gli operatori sanitari). La vaccinazione è altresì indicata per tutte le donne in età fertile che non abbiano contratto la malattia in tenera età, scongiurando così il pericolo che un’eventuale infezione in gravidanza possa arrecare danni al bambino.