Si parla di parto naturale quando questo avviene in assenza di interventi farmacologici (come per esempio la somministrazione di ossitocina) e chirurgici (episiotomia e taglio cesareo). Come lascia intendere la stessa definizione, si tratta quindi di un parto che avviene secondo natura, come per secoli hanno fatto le nostre antenate. Nonostante le percentuali di parti cesarei siano in costante crescita, questo rappresenta ancora il metodo migliore e meno rischioso per partorire in caso di gravidanza fisiologica, ovvero quando mamma e bambino godono di buona salute.

I vantaggi offerti dal parto naturale sono infatti numerosi. Innanzitutto permette una ripresa fisiologica molto più rapida rispetto ad un cesareo o anche solo ad un parto con episiotomia, consentendo alla neomamma di essere autonoma e indipendente fin da subito e di accudire il proprio bambino. L’esperienza del parto aumenta inoltre la sua autostima, facendola sentire più forte e sicura. Il parto naturale favorisce poi l’attaccamento del piccolo alla mamma, che a differenza di quanto accade con il cesareo, può subito accoglierlo tra le sue braccia. Non meno importante, il parto naturale permette anche al papà di essere presente in tutte le sue fasi, sostenendo e incoraggiando la mamma, ma anche instaurando la prima vera relazione con il bambino, che fino ad ora ha potuto vivere molto meno rispetto a quanto fatto dalla sua compagna, che per 9 mesi l’ha portato in grembo. Per quanto riguarda infine il piccolo, anche lui può godere di numerosi vantaggi, in quanto lo stress del parto naturale lo avverte che qualcosa sta cambiando, preparandolo alla nascita. Se da un lato le endorfine prodotte dalla madre hanno su di lui un effetto analgesico e lo aiutano superare lo stress dovuto alle contrazioni, la compressione dovuta al passaggio attraverso il canale del parto e la secrezione di catecolamine (prodotte sia dalla mamma che dal bambino in reazione a quello stesso stress) preparano il bambino all’atto respiratorio ripulendo i polmoni dai residui di liquido amniotico e dilatando i bronchioli, promuovendo al contempo un maggior afflusso di sangue agli organi vitali.

Per quanto riguarda gli svantaggi, primo tra tutti è certamente il dolore: il travaglio può infatti essere un percorso lungo e faticoso, ma anch’esso ha funzioni ben specifiche. Da un lato le tanto sofferte ore che precedono la nascita danno il tempo alla mamma di prepararsi psicologicamente al distacco (mentre il ‘massaggio’ delle contrazioni prepara il piccolo alla vita extrauterina), dall’alto è proprio il dolore a condurre la donna in questo difficile percorso. La sofferenza del travaglio non va dunque vista come una punizione, bensì una guida, che ci indica le posizioni da assumere durante il lungo cammino che porta alla nascita. Ascoltando il proprio corpo e le sensazioni che manda, è infatti possibile trovare le cosiddette ‘posizioni antalgiche’ che offrono sollievo alla madre e favoriscono la discesa del bambino, agevolando il parto. Le possibili complicazioni che possono insorgere non sono poi da considerarsi ‘svantaggi o rischi del parto naturale’ poiché grazie al progresso medico-scientifico, all’occorrenza è oggi possibile intervenire con altri mezzi se la situazione dovesse rivelarsi sfavorevole al parto naturale.

L’opzione di un cesareo è infatti sempre praticabile, qualora la salute di mamma e bambino si riveli a rischio. Si tratta pur sempre di un intervento salvavita, che per tanto non è corretto ‘demonizzare’, ma del quale non si dovrebbe nemmeno abusare. Come ogni intervento chirurgico comporta infatti dei rischi (tra cui infezioni ed emorragie), ma soprattutto non risparmia alla donna le sofferenze del parto, poiché appena svanito l’effetto dell’anestesia, i disturbi legati ad una incisione chirurgica inizieranno a farsi sentire, comportando inoltre una ripresa più lenta rispetto alle possibili lacerazioni dovute al parto naturale.