Un nuovo traguardo d’eccellenza è stato raggiunto da i ricercatori  di Stati Uniti e Messico. Grazie ai loro studi è stata impiantata per la prima volta su quattro adolescenti una vagina bionica.

Le ragazze in questione sono nate con la sindrome di Mayer-Rokitansky-Kuster-Hauser, rara malattia genetica per cui la vagina e l’utero sono poco sviluppati o in alcuni casi anche assenti. Operate nel laboratorio di Città del Messico tra il 2005 e il 2008, le adolescenti avevano dai 13 ai 18 anni e sono state monitorate con visite annuali andando a dimostrare che, fino a 8 anni dopo gli organi impiantati sono ancora perfettamente funzionanti.

“Questo studio pilota è il primo a dimostrare che gli organi vaginali possono essere costruiti in laboratorio e utilizzati con successo negli esseri umani” spiega Anthony Atala, il direttore di uno dei gruppi di ricercatori nonché direttore di un istituto di medicina rigenerativa, aggiungendo che questo risultato “può rappresentare una nuova opzione per le pazienti che devono sottoporsi a chirurgia ricostruttiva”, ipotizzando casi con tumore, traumi o lesioni.

Atlantida-Raya Rivera, ricercatrice responsabile del laboratorio a Città del Messico, ha assicurato  “Biopsie dei tessuti, risonanza magnetica ed esami interni hanno mostrato che le vagine ingegnerizzate erano simili in aspetto e funzione al tessuto nativo”.

L’organo genitale in questione è stato ingegnerizzato in laboratorio utilizzando le cellule epiteliali e muscolari prelevate con biopsia dagli stessi genitali esterni di ogni paziente. Ognuno di questi è stato fatto su misura, ovviamente in base alla conformazione di ciascuna delle pazienti.

A seguito di alcune settimane dalla biopsia i chirurghi sono riusciti a creare un canale nel bacino delle pazienti in cui sono andati a unire l’organo bionico alle strutture riproduttive e, grazie anche all’assorbimento naturale del corpo, il margine tra l’organo e la parte in cui questo è stato applicato risulta pressoché indistinguibile.

Prima di iniziare la ricerca a tutti gli effetti, il team di Anthony Atala ha valutato questo metodo all’inizio degli anni ‘90 facendo dei test su topi e conigli, utilizzando un metodo simile per progettare poi nel ’98 delle parti di vesciche e uteri impiantate in diversi bambini e ragazzini.

Il successo più grande dato da questo esperimento è la risposta più che positiva delle quattro ragazze che, rispondendo ad un questionario hanno dichiarato di avere normali funzioni sessuali e rapporti non dolorosi.


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