I bambini potranno andare a scuola solamente se hanno fatto tutte le vaccinazioni necessarie: questa la proposta che arriva dagli assessori alla Sanità delle Regioni le quali hanno discusso di questa situazione in occasione della Commissione sanità dedicata al nuovo Piano nazionale di prevenzione vaccinale.

Questo verrà sottoposto all’attenzione dei governatori il prossimo 20 ottobre, in occasione della Conferenza delle Regioni, per passare poi all’esame della conferenza Stato-Regioni. Il piano precedente copriva il triennio che andava dal 2012 al 201 e per questo, ha dichiarato il coordinatore degli assessori regionali alla Sanità, Sergio Venturi, quello nuovo non sarà più rinviabile “anche a fronte della recrudescenza di diverse malattie infettive”.

La misura è una conseguenza del fatto che, recentemente, il numero dei bambini vaccinati è calato in maniera vertiginosa: sono molti, infatti, le famiglie che rinunciano a “immunizzare” i propri figli. Basti pensare che per evitare che certe malattie tornino a ripresentarsi almeno il 95% della popolazione dovrebbe sottoporsi al vaccino: a quanto pare però sarebbero scese sotto la stessa percentuale le vaccinazioni per contrastare poliomielite, tetano (94,8%), pertosse ed epatite B (94,6%), mentre fino all’86% quelle che proteggono da morbillo, parotite e rosolia.

Oltre all’obbligo di immunizzazione, tra le ipotesi anche quella di non ammettere tra le mura scolastiche i bambini che non sono stati vaccinati: “Non vietiamo l’accesso alla scuola pubblica ma ci poniamo il tema che la frequenza della scuola sia coerente alle vaccinazioni obbligatorie” ha osservato il coordinatore degli assessori regionali alla Sanità, Sergio Venturi.

Vaccini: cosa cambierà nel nuovo piano

Presentare il libretto vaccinale a scuola è una pratica già prevista nel piano vaccinale messo appunto nel 2012: tuttavia fino ad oggi i bambini, anche se non in regola con i vaccini obbligatori, venivano comunque ammessi a frequentare gli istituti.Il diritto all’accesso agli studi è costituzionale, così come lo è il diritto alla salute.” ha spiegato Venturi “Se c’è un bambino immunodepresso il compagno di banco prende una malattia infettiva, è giusto che venga tutelato. Il mondo è cambiato e abbiamo tassi di copertura vaccinale molto bassi. È un tema sul quale tutti gli assessori hanno concordato che bisogna parlarne, ma non vietiamo nulla. Credo che tra Governo e Regioni se ne debba discutere e assumere una posizione”.

Il nuovo piano di prevenzione vaccinale potrebbe costare 200 milioni in più rispetto al triennio precedente poiché vede l’introduzione di nuove vaccinazioni e, come già spiegato, prevede anche di non ammettere all’interno delle mura scolastiche i bambini che non sono “in regola” con i vaccini.

Il nuovo piano, infatti, prevede un “rapido aggiornamento del Piano nazionale di prevenzione vaccinale 2012-2014, anche valutando l’inserimento dei nuovi vaccini disponibili e di comprovata efficacia e l’ampliamento delle popolazioni che possono usufruire della gratuità” spiega la prima firmataria Vittoria D’Incecco. Nella risoluzione viene anche richiesto di abbassare fino a 60 anni (rispetto ai 65 precedenti) l’età per la vaccinazione antinfluenzale gratuita estendendo anche il tipo di vaccini raccomandati.

Per i più giovani, bambini e ragazzi, la stessa propone di inserire l’antivaricella tra i vaccini raccomandati, insieme a quello contro il meningococco B e l’antirotavirus. “I primi interventi dei parlamentari della Commissione hanno evidenziato una carenza nell’informazione data prima di somministrare il vaccino, su rischi e benefici dello stesso. Nel testo definitivo verrà quindi messa in evidenza la necessità di un migliore consenso informato, con l’aiuto di pediatri di libera scelta e medici di base” ha spiegato D’Incecco.