La genziana (Gentiana lutea L.) è una pianta erbacea perenne originaria dell’Europa centro-meridionale ed appartenente alla famiglia delle Genzianacee. Cresce spontanea nelle zone alpine e viene utilizzata e coltivata per la preparazione di numerosi liquori o digestivi (la raccolta spontanea è tuttavia attualmente regolamentata in molte zone, poiché si tratta di specie protette). In fitoterapia, se ne utilizzano le radici, da cui si ricavano sostanze amare (glucosidi amari e genziopicrina), in grado di stimolare la produzione dei succhi gastrici e facilitare la digestione.

Il termine stesso “genziana” ha origini molto antiche e testimonia l’utilizzo della pianta già in epoca classica. Il nome deriva infatti da quello del re dell’Iliria, Gentius, indicato dalla leggenda come lo scopritore delle proprietà benefiche della pianta, nel 2° secolo a.C.

I principali costituenti chimici e principi attivi della genziana sono: glucosidi amari (genziopicrina, amarogentina e gentiacaulina, che conferiscono il tipico gusto amaro); sostanza colorante gialla (gentisina); mucillagini; oli essenziali e alcaloidi, che la rendono un’erba dalle spiccate proprietà digestive, diuretiche, tonificanti, antibiotiche e carminative. La sua principale caratteristica è tuttavia quella di favorire la digestione, in quanto, grazie ai suoi principi attivi amari, stimola la motilità e la secrezione di succhi gastrici. Si tratta dunque di una pianta utilissima nel curare i disturbi dell’apparato digerente, di fegato e intestino, ma anche di un ottimo vermifugo e un buon febbrifugo. La genziana trova inoltre applicazione nel trattamento dell’anoressia, delle atonie gastriche e delle disappetenze dei bambini.

E’ consigliata in caso di cattiva digestione dovuta a pasti abbondanti o ricchi di grassi; è infatti presente in molti liquori amari digestivi, da consumare a fine pasto, e in numerosi preparati farmaceutici. E’ possibile reperirla in erboristeria o farmacia sotto forma di estratti secchi titolati, estratto fluido, infusi (1-2 grammi di radice in 150 ml di acqua bollente), macerati, polveri e tintura madre (30-40 gocce di tintura madre in poca acqua subito dopo i pasti), da assumersi prima dei pasti, per alcuni giorni consecutivi, oppure, occasionalmente, dopo un pasto abbondante.

Il suoi impiego è però sconsigliato in gravidanza e in allattamento o in presenza di gastrite, ulcera peptica, esofagite ed ipersensibilità accertata verso uno o più componenti