Arriva un’altra bacchettata in tema d’ambiente da parte del WWF nei confronti dell’Eunione Europea, ed in particolare – ma questo lo sospettavamo già – dell’Italia, che è particolarmente carente nelle politiche ambientali per la preservazione del proprio patrimonio naturale (e non solo quello).

Secondo il WWF, infatti, ”I 27 Paesi dell’Ue non stanno facendo abbastanza per arginare il flusso di legname, illegale e non sostenibile, nonostante l’imminente entrata in vigore delle due norme specifiche promosse dalla UE per fermarne l’importazione”.

Questo il giudizio che può essere letto nel “Government Barometer on Illegal logging and Trade 2012″, un rapporto che il WWF ha consegnato all’Unione Europea e che si basa sui criteri fissati in materia di commercio del legname secondo il Flegt (Forest Law Enforcement, Governance and Trade), il regolamento di settore che ne regola le attività in territorio comunitario dal 2005 in poi.

PROMOSSI E BOCCIATI

I Paesi virtuosi sarebbero, dal punto di vista delle politiche ambientali e della tutela forestale, Germania, Paesi Bassi e Regno Unito. L’Italia? Un vergognoso ultimo posto. Insomma, siamo quelli che fanno peggio in un quadro dal quale emerge chiaramente che i Paesi che si stanno sforzando di attuare politiche sostenibili per il legname sono già in pochi.

LA PARADOSSALE SITUAZIONE ITALIANA

”E’ impressionate vedere come l’Italia, che è uno dei maggiori mercati europei di legname e di suoi derivati, non sia riuscita a definire ed a promuovere una puntuale politica di gestione della materia”, ha dichiarato a tal proposito Rocco Responsabile del Programma Traffic, Specie e Foreste del Wwf Italia. ”Le istituzioni non sono neppure riuscite ad identificare l’Autorità delegata a gestire la materia e negli scorsi mesi la Ue ci ha sollecitato affare ciò con lettera scritta”.

Insomma, in Italia non solo c’è un mercato del legname insostenibile, ma anche la corretta applicazione delle norme non sarebbe possibile per via del completo disinteresse delle Istituzioni verso una sua regolamentazione.

Risultato? Oltre all’ambiente che va via via degradandosi, spunta la possibilità di una nuova procedura di infrazione nei confronti dell’Italia per non aver ottemperato ai regolamenti comunintari.