A partire dal 25 novembre il sistema dei turni in ospedale per i medici sarà sconvolto del tutto rispetto all’attuale. La nuova normativa che entrerà in vigore, vieterà infatti i cosiddetti turni non stop, massacranti ed estenuanti e saranno bandite anche le lunghe notti di guardia. In base alle nuove regole sui turni in ospedale, ciascun medico operante in strutture pubbliche non potrà lavorare più di 48 ore a settimana e più di 13 ore di seguito. Saranno inoltre previsti riposi minimi di undici ore.

Una situazione positiva, per evitare che ne vada la salute delle persone costrette a turni massacranti, ma a cui difficilmente il sistema sanitario italiano potrà adattarsi, soprattutto per la carenza di personale. È per questo che molti temono il caos nelle strutture sanitarie pubbliche. Come se non bastasse poi, si teme che circa cinquemila medici possano proporre una class action per chiedere il risarcimento di tutte le ore extra in cui hanno lavorato fino a questo momento. Un salasso che potrebbe costare allo Stato italiano svariati miliardi di euro. La richiesta potrebbe essere supportata dal fatto che l’Italia non ha rispettato quanto stabilito dalla direttiva europea 2003/88 sugli orari di lavoro.

A quanto pare tutte le strutture pubbliche sarebbero in fermento in vista del prossimo 25 novembre: il personale starebbe cercando di capire come programmare i nuovi turni in ospedale, in modo tale che la normativa possa essere rispettata e che a rimetterci non siano soprattutto i pazienti che hanno bisogno di cure efficaci ed efficienti.

Un altro aspetto non di poco conto di cui ci si dovrà occupare, riguarda la copertura sanitaria prevista per gli errori compiuti fuori dall’orario di lavoro e che potrebbe non essere valida in casi simili. Sembra chiaro che se un eventuale errore medico accade fuori dai canonici orari di lavoro, sforati in modo eccezionale, l’assicurazione interverrà. Ma se quel medico si trovasse costretto a lavorare ogni giorno fuori dagli orari stabiliti per legge, è molto probabile che venga chiamato in causa il direttore generale per colpa grave, ossia per il mancato rispetto della direttiva europea 2003/88.