Circa il 5% degli italiani vive con una diagnosi di tumori ma ad oggi sono quasi due milioni coloro che possono dire di averli sconfitti: il dato confortate arriva nel corso del convegno nazionale “Le nuove frontiere della terapia. Il ruolo degli oncologi, delle Istituzioni, dei media per garantire appropriatezza e diritti dei pazienti” organizzato a Roma nella Camera dei Deputati dalla Fondazione “Insieme contro il cancro”.

La malattia, infatti, sta prendendo una piega sempre più cronica con cui è possibile convivere a lungo o guarire, questo perché il 57% dei pazienti ha ricevuto la diagnosi da oltre cinque anni, soglia che in genere segnala di aver vinto sulla malattia: una aumento di sopravvivenza anche grazie all’immunoterapia che va a stimolare il sistema immunitario nella lotta contro i tumori.

”I passi in avanti della ricerca” ha dichiarato il  presidente della Fondazione ‘Insieme contro il Cancro’, Francesco Cognetti “ci pongono di fronte a un radicale cambiamento della relazione con il paziente.” L’immunoterapia, infatti, permette di andare a “sbloccare il freno che le cellule tumorali pongono al nostro sistema immunitario” e come se non bastasse “per i pazienti è più facile capire che il tumore non viene curato da una molecola esterna ma grazie al sistema immunitario”.

Tuttavia, evidenzia lo stesso, “Va però denunciata l’arretratezza in cui versa il nostro Paese: in Italia, infatti, la comunicazione non fa ancora parte della preparazione professionale degli oncologi. I dati della letteratura internazionale dimostrano che una comunicazione efficace aumenta la soddisfazione e l’adesione alle terapie del malato oncologico, aiuta a prevenirne il ‘burn out’, cioè il logorio psicofisico dei clinici e a ridurre le controversie medico legali. È una vera e propria risorsa per il sistema sanitario in grado di garantire risparmi nel lungo periodo: in questo modo inoltre l’assistenza costerà meno“.

Il tumore, infatti, risulta essere un problema sempre più diffuso e soprattutto sentito: secondo quanto emerso da un sondaggio condotto in tre oncologie, infatti, circa il 60% dei clinici ritiene che la propria formazione universitaria su questo punto risulti poco adeguata, mentre un ulteriore 10% addirittura per nulla adeguata: solo il 30% degli oncologi avrebbe avuto la possibilità di seguire dei corsi a tema e solo la metà di questi li avrebbe frequentati effettivamente. Questo risulta essere uno dei punti dolenti dell’oncologia italiana: come spiegato dallo stesso direttore del Dipartimento di Oncologia all’Università di Torino, Giorgio Scagliotti, infatti “Nel nostro Paese, infatti, i giovani concludono il proprio iter tra Università e Specializzazione senza aver frequentato corsi, seminari o approfondimenti su questo aspetto che oggi riveste sempre più importanza“.

Tumori: i dati nel Bel Paese nel 2014

Solo nel 2014 in Italia sono stati registrati più di 350mila nuovi casi di tumori, circa 1000 al giorno di questi il 54% (196.100) erano uomini mentre il 46% (169.400) erano donne. Grazie all’immunoterapia sono stati riscontrati degli ottimi risultati per il melanoma in fase avanzata, uno dei peggiori poiché prevede una percentuale di sopravvivenza di soli sei mesi mentre il tasso di mortalità a un anno è del 75%.

”Un tempo si parlava di aderenza al farmaco” ha evidenziato il presidente Agenzia italiana del farmaco (Aifa), Sergio Pecorelli “oggi, in modo più appropriato, l’attenzione è rivolta all’aderenza alla terapia perché la malattia, soprattutto nel caso dei tumori, raramente richiede soltanto un intervento farmacologico. Migliorare questo aspetto è un impegno nel quale tutti devono sentirsi coinvolti, dalle Istituzioni, ai clinici, alle associazioni dei pazienti, alle aziende farmaceutiche”.