Il tumore del rene è piuttosto diffuso tant’è che in Italia, nel solo anno 2015, ad esserne stati colpiti sono stati oltre diecimila soggetti (centomila in tutta Europa). L’80 per cento di coloro che si ammalano di tumore del rene ha una sopravvivenza a cinque anni mentre in coloro che hanno metastasi la percentuale scende al 12 per cento. Nonostante questi dati che possono spaventare, bisogna anche dire, però, che negli ultimi anni la sopravvivenza in coloro che soffrono di tumore del rene è aumentata del 10 per cento. La nota negativa invece è rappresentata dal fatto che molto spesso questo tipo di patologia oncologica viene diagnosticata quando è già in stato avanzato.

Le novità in fatto di trattamenti per il tumore del rene sono rappresentate soprattutto dagli immuno-oncologici. Questi ultimi sono farmaci che combattono il tumore sfruttando le proprietà immunitarie dell’organismo stesso e andando ad attivare quelli che vengono definiti come inibitori di check point. Gli inibitori si occupano di impedire a determinati tumori di “nascondersi” al sistema immunitario (meccanismo di check point appunto), in modo tale che questo possa combatterli.

Gli inibitori di check point messi a punto sarebbero più di uno e sarebbero inoltre in grado di andare a colpire il tumore del rene in diversi stadi del suo sviluppo. L’Agenzia europea del farmaco avrebbe già dato il via libera al nivolumab. Quando questo tipo di farmaci potrà avere una diffusione più massiccia, le possibilità di sopravvivenza al tumore del rene potrebbero aumentare fino al 27 per cento. C’è da dire, in ultima istanza, che questo tipo di medicinali non potrà però essere somministrato a chiunque poiché essi sono indicati soprattutto per coloro che non hanno risposto ad almeno un trattamento con antiangiogenetici convenzionali e che – soprattutto – non è affetto da patologie autoimmuni.