Dopo il cancro al seno, il secondo tumore più diffuso nelle donne nel 2015 – nei paesi economicamente più sviluppati – sarà il carcinoma alla tiroide: questo secondo alcuni dati epidemiologici più recenti posti al centro dell’ottavo Congresso Nazionale dell’Associazione della Tiroide (AIT).

Nella maggior parte dei casi, però, si tratterà di carcinomi con dimensioni ridotte ma che, in ogni caso, vanno tenuti sotto controllo senza intervenire. Per questo motivo, secondo quanto stabilito dalle linee guida dell’American Thyroid Association, per andare a ridurre questi rischi basterebbe limitare l’ecografia “di massa” e ripetuta nel tempo e lo stesso vale per biopsie e operazioni, indipendentemente dalle dimensioni e caratteristiche del nodulo. Secondo Laura Fugazzola, coordinatore della Commissione Scientifica dell’AIT, “andrebbe incentivata la diffusione della chirurgia conservativa e la possibilità di seguire i tumori tiroidei di piccole dimensioni senza intervenire”.

Il carcinoma alla tiroide trova ogni anno in Italia 16 mila nuovi casi, di questi più di 4000 uomini, ma triplicano quando si parla di donne, dove ne vengono colpite addirittura più di 12 mila- secondo il professore Ordinario di Endocrinologia all’Università degli Studi di Milano, nonché anche presidente AIT, Paolo Beck-Peccoz, “L’aumento di carcinomi tiroidei è dovuto a più frequenti screening nella popolazione. In pratica, grazie a controlli eseguiti spesso per altre patologie, come l’ecocolordoppler per la valutazione dei vasi sanguigni sovra-aortici, ci si imbatte incidentalmente in piccoli tumori a uno stadio molto precoce che necessitano, nella maggior parte dei casi, di trattamenti meno radicali rispetto alle neoplasie tiroidee diagnosticate qualche decennio fa. Infatti, queste neoplasie hanno spesso un grado di malignità basso”. Secondo lo stesso, in ogni famiglia almeno una persona avrebbe un problema legato alla tiroide e circa il 10% della popolazione italiana soffrirebbe di questi disturbi.

Nella maggior parte dei pazienti, spiega il segretario generale dell’AIT, Paolo Vitti, si verificano microcarcinomi con un diametro inferiore a un centimetro, mentre i casi in cui sono superiori a due millimetri sono rimasti stabili: “In pratica oggi scopriamo moltissimi noduli maligni che nei decenni precedenti non venivano individuati, restavano indolenti, non davano sintomi e dunque non si curavano”. In ogni caso la diagnosi per tempo rimane sempre importante così da capire se il carcinoma è da asportare, tuttavia se in dimensioni molto ridotte, queste ultime non dovrebbero essere toccate ma seguite costantemente e per questo basterebbe un’ecografia all’anno.

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