Il tumore alla prostata ad oggi una delle forme cancerogene più diffuse tra gli uomini italiani ma una nuova terapia potrebbe aiutare ad allungare la vita dei pazienti andando a rallentarne la sua progressione.

Secondo quanto emerso da un’analisi presentata al Congresso europeo di urologia, in corso a Monaco, migliorare la sopravvivenza dei pazienti affette da forme tumorali alla prostata metastico in fase precoce e asintomatica sarebbe possibile abbinando due farmaci, uno a base di abiraterone acetato e uno di prednisone.

La stessa analisi avrebbe infatti dimostrato come questo trattamento abbia offerto un vantaggio di sopravvivenza di ben 11.8 mesi nei pazienti con tumore alla prostata metastatico resistente alla castrazione, in fase iniziale e meno aggressivo e che non sono mai stati sottoposti a chemioterapia.

Una sopravvivenza di quasi un anno, quindi, rispetto ai pazienti che solitamente associavano il prednisone a del placebo. Questa nuova associazione non solo aiuta a rallentare il progredire della malattia ma va a diminuire anche la sofferenza fisica generalmente causata dal tumore stesso: come se non bastasse, l’abbinamento abiraterone acetato e prednisone può essere assunto in un arco di tempo inferiore, con 24.3 mesi rispetto ai soliti 37 precedenti.

Nel 2015 il numero dei nuovi casi di tumore alla prostata accertati sono stati 35 mila, facendo della neoplasia la più comune tra gli uomini italiani: l’associazione tra i due farmaci, quindi, non può che portare delle buone nuove per cercare di sconfiggerlo.

I risultati delle analisi, come rivelato dal professore ordinario di Urologia all’Università Federico Secondo di Napoli, Vincenzo Mirone, “questi risultati ci aiutano a identificare i pazienti che possono trarre maggiori benefici dalle nuove terapie ormonali e in quale stadio della malattia queste possono essere più efficaci. Il fatto di avere un significativo miglioramento della sopravvivenza negli uomini in fase meno aggressiva e asintomatica ci fa desumere che, se interveniamo in fase precoce, li trattiamo meglio. Quindi emerge la necessità di team multidisciplinari tra urologo oncologo e radioterapista che possano intercettare il paziente precocemente“.