Uno studio condotto dai ricercatori della della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica di Roma ha scoperto come una molecola, l’ossido di azoto (NO), possa essere in grado di aiutare la crescita del tumore al colon.

Per questo motivo lo stesso, coordinato da professor Antonio Gasbarrini, Direttore dell’Unità Operativa Complessa (UOC) di Medicina Interna, Gastroenterologia ed Epatologia del Policlinico A. Gemelli, condotto da Maria Ausiliatrice Puglisi, ricercatrice presso la UOC,  e pubblicato su The Journal of Pathology, ha dimostrato come bloccando questa molecola si possa porre fine alla crescita e la progressione della malattia.

I ricercatori hanno infatti osservato come le cellule staminali presenti nel luogo in cui il tumore ha origine producano la molecola in quantità elevate, e questo non fa altro che favorire la crescita della malattia stessa: grazie a esperimenti in vitro e in vivo è stato dimostrato come interrompendo ciò si andava anche a fermare la progressione del cancro.

Il nostro gruppo di ricerca da oltre dieci anni si occupa dell’isolamento e della caratterizzazione delle cellule staminali tumorali da neoplasie del tratto gastrointestinale” ha spiegato l’autrice Maria Ausiliatrice Puglisi “Queste cellule, che stanno alla base della crescita tumorale e della formazione di metastasi, costituiscono oggi la nuova frontiera della lotta contro i tumori; infatti, individuarle e comprenderne i meccanismi che regolano la loro complessa biologia potrà permettere lo sviluppo di nuovi approcci prognostici e terapeutici in oncologia“.

Lo studio, come dichiarato dalla stessa, ha portato a identificare nell’Ossido d’Azoto (NO) “una molecola ‘chiave’ che regola le proprietà di ‘staminalità’ e di crescita delle cellule staminali tumorali da cancro del colon“. Per questo motivo, continua “Abbiamo dimostrato per la prima volta che le cellule staminali tumorali del cancro del colon sono in grado di produrre autonomamente elevati livelli di Ossido d’Azoto, tramite l’attività del loro enzima iNOS endogeno, e che tali cellule dipendono proprio dall’NO per la loro crescita e le loro proprietà tumori geniche“. Dallo studio è stato osservando anche andando a bloccare la produzione endogena di Ossido d’azoto nelle cellule staminali tumorali, queste vanno a perdere le loro caratteristiche tumorigeniche e di staminalità.

Data la complessità dello studio questo ha coinvolto altri ricercatori di strutture come il Policlinico Gemelli (Maurizio Martini, Uoc di Anatomia patologica e Angela Maria Di Francesco, Uoc di Oncologia pediatrica), l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù (Rita Carsetti), ma anche il CNR (Carlo Cenciarelli) e l’Istituto Superiore di Sanità (Lucia Ricci-Vitiani).