Una ricerca condotta dall’Istituto di prevenzione oncologica della Asl di Firenze, in collaborazione con l’Università del capoluogo toscano, avrebbe accertato che fibre di amianto, in passato, sarebbero state impiegate nella produzione del Das. Il Das è argilla artificiale con cui i bambini di intere generazioni si sono divertiti a fare lavoretti a mano, a casa o a scuola.

Lo studio che avrebbe accertato la presenza di amianto nel Das prodotto in passato (si parla degli anni compresi tra il 1963 e il 1975) è stato pubblicato sulla rivista scientifica Scandinavian Journal of Work Environment and Health. I ricercatori sostengono che molti consumatori potrebbero essere dunque stati esposti anche per diverso tempo all’influsso delle fibre di amianto, con tutto ciò che questo potrebbe comportare a livello di salute (il fatto che l’amianto sia cancerogeno è ormai noto da tempo).

Nella fascia di anni incriminata, le confezioni di Das prodotte e vendute sarebbero state oltre cinquanta milioni, con la logica conseguenza che i consumatori interessati potrebbero essere decine di milioni. I ricercatori hanno però specificato che le fibre di amianto che sarebbero state trovate nel Das prodotto in quegli anni sarebbe meno cancerogeno rispetto al normale (ossia dell’amianto di Anfibolo). Il Das prodotto e messo in commercio sarebbe stato composto dal 30 per cento di amianto e dal 30 per cento di gesso e di altri materiali. A produrlo, all’epoca, era la Adica Pongo, un’azienda che è stata poi definitivamente chiusa a partire dal 1993.

I ricercatori di Firenze sono riusciti a giungere a questi risultati grazie alla collaborazione di alcuni dipendenti di Adica Pongo ma anche grazie al ritrovamento di fatture che avrebbero attestato l’acquisto delle fibre di amianto, tutte depositate all’Archivio di Stato di Torino. Le analisi effettuate in laboratorio hanno poi offerto la conferma definitiva sulla presenza dell’amianto.

Come ha commentato Silvestri, uno degli autori dello studio condotto a Firenze: “Dato che il DAS è stato commercializzato in Italia ed esportato in altri Paesi europei, i nostri risultati suggeriscono che ai pazienti affetti da mesotelioma che non riferiscono di essere stati esposti ad amianto per motivi professionali, dovrebbero essere chiesto se in passato hanno usato il DAS. Questa scoperta dimostra che gli usi dell’amianto nel passato non siano stati ancora del tutto chiariti e che non vi fossero limiti al suo impiego dal momento che era presente persino nei giocattoli. Lanciamo un forte appello alle autorità affinché vengano effettuati test accurati su articoli di importazione, tra cui i giocattoli che provengano da paesi in cui l’amianto non è ancora vietato“.