Esiste un movimento internazionale, che agisce a livello locale e coinvolgendo i cittadini sul proprio territorio, che pensa alla disintossicazione degli esseri umani dal petrolio. Sì, perchè di questo si tratta: la cosiddetta civiltà è affetta da una dipendenza gravissima e globale, che è per l’appunto quella dai combustibili fossili, senza i quali non riesce a fare a meno. Questa la prospettiva di Transition, un network di iniziative composte al momento da più di 900 eventi e comitati in 34 paesi del mondo, che lavorano a livello locale per costruire in modo attivo capacità umane e risorse per la comunità in vista dell’era del dopo-petrolio. Obiettivo? Spingere via in modo graduale quella diepndenza dai combustibili fossili che affligge la nostra società moderna e le nostre vite quotidiane.

COSA SI FA NEI PROGETTI DI TRANSITION

L’esempio che ho sotto gli occhi è quello di Londra. Qui, nelle varie aree urbane, Transition organizza dei comitati locali che aiutano a rafforzare il senso della comunità e del bene comune, cercando di formare i cittadini su come tagliare con le proprie abitudini quotidiane le emissioni di biossido di carbonio. Basta tanto poco.

In più di 30 gruppi sparsi per tutta Londra hanno messo in piedi progetti disegnati appositamente per le caratteristiche del proprio quartiere, con progetti di coltivazione di cibo biologico comunitario negli spazi verdi urbani, acquisto di prodotti non confezionati ma alla spina, risparmio energetico, mappatura degli alberi da frutta, workshop sul compostaggio, gruppi di acquisto solidale, sessioni creative per insegnare il riciclaggio ai bambini, car sharing e bike sharing, oltre a progetti più innovativi come quelli di moneta locale e altre iniziative sperimentali.

Tutti possono partecipare a Transition, in qualsiasi paese del mondo: se volete saperne un po’ di più, visitate il sito del Transition Network.