Le transaminasi (o aminotransaminasi) sono una sotto-sottoclasse di enzimi deputati a regolare la deanimazione, reazione che permette lo smaltimento degli aminoacidi in eccesso. Essi sono presenti soprattutto a livello del fegato, ma in misura minore anche nei tessuti che compongo cuore, muscoli e scheletro. Un innalzamento dei loro valori ematici, può pertanto essere spia di un danneggiamento a carico di tali tessuti, con conseguente liberazione nel circolo sanguigno di transaminasi.

Valori elevati di transaminasi nel sangue sono spesso legati a un’infiammazione del fegato, ma possono anche segnalare la presenza di diabete, malattie cardiache o problemi alla tiroide. Nello specifico, valori estremamente alti possono indicare una necrosi acuta delle cellule del fegato, legata a epatite di origine virale o indotta da farmaci, ma anche un danno ischemico o un infarto epatico. Un modesto aumento dei valori di transaminasi si riscontra invece in presenza di epatite virale cronica, epatite alcolica, steatosi epatica, malattia di Wilson e ostruzione biliare. Lievi alterazioni sono infine attribuibili a mononucleosi, sovrappeso, sovraccarico del fegato dovuto a consumo frequente di bevande alcoliche, ipotiroidismo, allergie alimentari, malattie intestinali croniche, disidratazione, colpi di calore o anche traumi muscolo-scheletrici.

Nonostante le molteplici cause che possono generare un innalzamento delle transaminasi, accorgersi delle alterazioni a carico di questi enzimi non è semplice, poiché spesso asintomatiche, o associate a sintomi facilmente attribuibili ad altri fattori, come ad esempio perdita di appetito, nausea e vomito, gonfiore addominale, spossatezza e prurito. Più indicativi sono invece segnali quali colorito giallognolo, urine di colore scuro, feci acoliche (di colore chiaro), o vera e propria itterizia.

Appurato che non vi sia alcuna patologia in corso, una dieta troppo ricca di grassi, con conseguente innalzamento dei livelli di trigliceridi e colesterolo, è la causa più comune di transaminasi alta. Curare l’alimentazione è quindi la prima cosa da fare per riportare i valori entro la norma.