Una ricerca condotta dall’Università Tor Vergata di Roma ha messo in evidenza alcuni dati che lasciano riflettere: almeno un quarto dei giovanissimi che hanno scelto di avere tatuaggi sulla pelle oppure piercing ha avuto a che fare con delle infezioni e con tutti i problemi che esse generano.

Andando a vedere nel dettaglio i dati sulle misure di sicurezza adottate, i ricercatori ne hanno poi ricavato che su duemilacinquecento studenti che frequentano il liceo, soltanto il diciassette per cento ha firmato un consenso informato quando si è sottoposto alle pratiche per avere tatuaggi o piercing. Una percentuale più bassa, soltanto il cinque per cento, ha dichiarato invece di essere stato correttamente informato su tutte le malattie che possono essere trasmesse quando ci si fa tatuaggi o piercing (dall’eptatite B e C all’Aids).

Sempre secondo questi dati, sul campione di studenti volontari esaminati, il ventisette per cento ha almeno un piercing mentre il 20 percento almeno un tatuaggio (percentuali molto simili riguardano invece coloro che vorrebbero farsi almeno un tatuaggio o avere almeno un piercing). L’ottanta per cento dei giovanissimi intervistati ha però dichiarato di essere perfettamente a conoscenza dei rischi che i tatuaggi comportano per quanto riguarda le infezioni. Queste potrebbero essere infatti scatenate dall’inoculazione all’interno della cute delle sostanze chimiche impiegate per fare i tatuaggi.

Il consiglio principale resta comunque quello di rivolgersi a strutture in grado di rispettare tutte le norme igienico-sanitarie imposte per legge ed evitare le attività economiche e chiaramente non a norma. I virus all’interno degli aghi e dell’inchiostro possono sopravvivere anche per un mese, comportando quindi rischi più o meno gravi. Occhi anche a far attenzione alla strumentazione utilizzata dal tatuatore (soprattutto all’impiego di aghi che siano monouso).