Il tarassaco (Taraxacum officinale), noto anche come soffione o dente di leone, è una delle più comuni erbe spontanee; presente nei prati con numerose sottospecie, tutte simili per proprietà e tutte commestibili. Le sue foglie lanceolate e i suoi grandi fiori gialli sono il segno distintivo del tarassaco, ben riconoscibile anche dai bambini, che dalla primavera inoltrata si divertono a giocare con i suoi caratteristici soffioni. Benché reperibile in commercio, è quindi possibile andar per prati e raccogliere personalmente questa preziosa erba officinale. Ogni sua parte è infatti commestibile e introdurla nelle proprie ricette è davvero semplice: con le foglie più tenere e i fiori appena sbocciati si possono arricchire e colorare insalate e panini, mentre in estate o autunno le foglie possono essere consumate cotte, saltate, lesse o in frittate. La radice, infine, è una vera delizia da consumare cruda, come un ravanello, oppure si può far essiccare per ricavarne infusi.

Oltre a dare un tocco nuovo a svariate ricette, il tarassaco è fonte di numerosi benefici: le foglie sono ricche di vitamine A, gruppo B, C e D, nonché di sali minerali come ferro, potassio e zinco; ha proprietà digestive, antinfiammatorie e depurative, soprattutto del fegato, oltre ad essere tradizionalmente utilizzato come diuretico (in alcune regioni d’Italia non a caso è noto come “piscialetto”). E’ un popolare rimedio per lo scorbuto e altre carenze alimentari; è in grado di abbassare il tasso glicemico nel sangue e gli infusi e decotti che si ricavano dalla sua radice agiscono come coadiuvante nella digestione e nei piccoli disturbi del fegato e dei reni (leggi qui tutte le proprietà del tarassaco).

Inserire il tarassaco nella propria dieta può dunque rivelarsi molto salutare, senza considerare la facilità con cui possiamo reperirlo. Nonostante il gusto amarognolo, sono sicura che dopo una mattinata a correre tra i prati per riempirne cestini, anche i bambini saranno ben felici di assaporarlo. Possiamo servirlo in insalata, insaporito a piacere con aglio, qualche dadino di pancetta e avocado a pezzetti, ma anche con pancetta, dadini di pane tostato e uova sode. Se ne possono ricavare poi gustose frittate (usando sia foglie che fiori), magari unendo il tarassaco ad altre erbe spontanee o verdure a foglia dal sapore più delicato (come spinaci, bietole, ortiche o malva). Fave e cicorie di campo (ovvero tarassaco e simili) costituisce poi un piatto tradizionale pugliese, composto da una purea di fave lessate e semplici cicorie scottate in acqua e condite con olio d’oliva. In Liguria, invece, tutte le Compositae selvatiche, incluso il tarassaco, sono ingrediente del “preboggion”, un misto di erbe selvatiche con il quale si realizzano tortelli di verdura e torte.

Per quanto riguarda poi i fiori, questi si possono aggiungere a insalate e frittate, ma sono anche tradizionalmente impiegati per ricavarne una sorta di vino e persino una birra. Per stuzzicare invece il palato dei più piccoli, si può preparare il miele o marmellata di tarassaco: raccolti i fiori (ne servono circa 400), li si lascia asciugare all’ombra per 48 ore, quindi si fanno bollire in circa 2 litri di acqua con una decina di chiodi di garofano e un paio di limoni spezzettati, per almeno 20 minuti. Si procede filtrando bene il tutto, quindi si rimette a bollire il filtrato aggiungendo 1 kg di zucchero. Dopo altri 20 minuti si avrà ottenuto un gustoso sciroppo, mentre aumentando il periodo di ebollizione si ricaverà una marmellata tanto più densa tanto più la si lascerà sul fuoco. Questa “marmellata” si può usare come fosse miele, per dolcificare, da abbinare a formaggi o per la preparazione di dolci, per esempio golosi plumcake da consumarsi a colazione. In alternativa, sempre con i coloratissimi fiori di tarassaco, si possono cucinare semplici ma ottimi biscotti: in una ciotola amalgamate olio di semi di girasole (120 ml), miele (150 gr), 2 uova, 1 cucchiaino di estratto di vaniglia e una ventina di fiori (solo la parte gialla dei petali), unite infine 200 gr di farina e 100 gr di fiocchi d’avena per ricavare un composto abbastanza denso da poter essere posizionato a cucchiaiate sulla teglia da forno. Cuocere quindi i biscotti a 190° C per 10/15 minuti. Tornando ai grandi, i boccioli di tarassaco possono infine essere messi sott’aceto e consumati come i capperi.

Per quanto riguarda infine la radice, tostata e macinata da vita ad un noto surrogato del caffè (il famoso “caffè di cicoria” del tempo di guerra), mentre usata essiccata (si trova in erboristeria) è perfetta per decotti: basta farne bollire un cucchiaino in 250 ml d’acqua, lasciar riposare 5 minuti e quindi berne una tazza due volte al giorno, preferibilmente a digiuno.