Una ricerca italiana, pubblicata sul Clinical Neuropsychiatry e curata da Mario Campanella, affermerebbe che Syd Barrett, storico fondatore dei Pink Floyd, soffrisse, molto probabilmente della sindrome di Asperger. Lo studio arriva a nove anni di distanza dalla morte di Sy Barrett, avvenuta il 7 luglio del 2006, quando il musicista aveva sessant’anni ed è stato effettuato per cercare di dare una spiegazione plausibile al comportamento dell’artista, che decise di essere assente dal palcoscenico musicale dal 1972 fino al giorno della sua scomparsa.

E sarebbe stata proprio la sindrome di Asperger e non la schizofrenia – come molti avevano ipotizzato – a provocare gli strani comportamenti di Syd Barrett. Comportamenti accentuati poi dalle droghe allucinogene di cui l’artista avrebbe fatto uso negli anni Sessanta.

Sindrome di Asperger: cos’è

La sindrome di Asperger – di cui si ipotizza che Syd Barrett soffrisse – è una forma di autismo, un disturbo pervasivo dello sviluppo che porta ad avere una compromissione nelle interazioni e nelle relazioni sociali e a sviluppare comportamenti ripetitivi e stereotipati. Al contrario dell’autismo però, la sindrome di Asperger non provoca ritardi nello sviluppo del linguaggio o in quello cognitivo.

Syd Barrett: perché si ritiene soffrisse di questa sindrome

Syd Barrett fondò i Pink Floyd (assieme a Roger Waters, Richard Wright e Nick Mason) ma lasciò la band appena due anni dopo, sostituito da David Gilmour. Nei successivi tre anni, il musicista si esibì come solista. Secondo quanto scrive Mario Campanella nel suo studio, alcune sue caratteristiche farebbero propendere proprio per questa soluzione: la passione per i colori e la pittura, la tendenza all’isolamento, il portamento ondulante tipico di chi soffre di questo tipo di sindrome. Ad ogni modo, però, come lo stesso Campanella sottolinea, non vi è prova ufficiale che Syd Barrett sia mai stato ricoverato in un reparto psichiatrico o che avesse ricevuto diagnosi di questo tipo.