Per stress da lavoro correlato si intende una condizione che si accompagna a malessere e disfunzioni fisiche, psicologiche e/o sociali, che può svilupparsi all’interno di qualsiasi ambiente di lavoro come conseguenza di un disagio individuale. Generalmente chi soffre di stress da lavoro correlato non si sente in grado di sostenere le richieste lavorative e/o le aspettative nei suoi confronti. Tale disagio può scaturire da fattori contingenti, quali ad esempio un avanzamento professionale, con conseguente aumento delle responsabilità, o eventuali contrasti insorti con colleghi e/o il capo, ma anche eccessivi carichi di lavoro, orari che non rispettano le condizioni contrattuali, la mancanza di formazione e via dicendo. L’individuo è infatti generalmente in grado di rispondere a pressioni e/o difficoltà nel breve periodo, attraverso una risposta positiva di adattamento definita eustress. Se le condizioni stressorie tendono invece a cronicizzarsi, prolungandosi nel tempo, lo stress assume invece connotati negativi (distress), divenendo potenziale causa di malattie psichiche, psicosomatiche e fisiche, che non solo condizionano negativamente la vita personale del soggetto, ma che incidono anche sulla sua capacità produttiva, a tutto svantaggio dell’azienda. Lo stress da lavoro correlato non si configura quindi come un problema prettamente legato alla salute, ma anche alle attività lavorative (basti pensare che è la causa del 50% di tutte le giornate lavorative perse in Europa), cui tutti dovrebbero quindi prestare maggiore attenzione.

Per gestire al meglio lo stress da lavoro correlato è fondamentale essere in grado di riconoscere il problema. I principali sintomi rivelatori possono essere divisi in quattro maxicategorie: organizzativi, comportamentali, psicologici e fisici / psicosomatici. Tra i primi segnaliamo l’assenteismo, le richieste di cambio mansione, la bassa qualità delle prestazioni, conflittualità e difficoltà relazionali all’interno del posto di lavoro. Tra i sintomi comportamentali è invece necessario fare attenzione all’aumentare di irrequietezza, impulsività, diffidenza, insicurezza, suscettibilità, difficoltà nei rapporti interpersonali, desiderio di isolarsi, aumento degli errori e ridotta capacità di giudizio, fino ad arrivare allo sviluppo di dipendenze da alcool, fumo e/o sostanze calmanti o stimolanti. Tra i sintomi di natura psicologica, veri e propri campanelli d’allarme risultano poi la ridotta capacità di concentrazione, nervosismo e irritabilità, un permanente stato ansioso ed apprensivo, crisi di pianto, l’esagerata autocritica, pessimismo generalizzato, crisi depressive vere e proprie e la cosiddetta sindrome da “burnout”. Considerando infine le manifestazioni fisiche o psicosomatiche, lo stress da lavoro correlato può determinare la comparsa di disturbi dell’alimentazione (anoressia, bulimia), problemi gastroenterici (ulcera e colite), disturbi cardiocircolatori (ipertensione), respiratori, urogenitali (es. alterazioni mestruali), sessuali (impotenza e calo del desiderio), dermatologici e disturbi del sonno.

Secondo quanto stabilito nell’Accordo Europeo sullo stress lavoro correlato del 2004, per le aziende italiane è previsto l’obbligo di gestire il rischio ad esso legato attraverso una attenta e programmata valutazione dello stesso. Alla comparsa dei primi sintomi, è tuttavia bene che sia lo stesso lavoratore a rivolgersi al referente messo a disposizione dal datore di lavoro, così come al proprio medico, in modo da affrontare la situazione in maniera tempestiva. Tra i possibili rimedi possiamo comunque suggerire di cercare di sottrarsi o modificare quelle che vengono percepite come le abitudini lavorative più logoranti; evitare di rinunciare alla propria vita privata in favore di quella professionale; dedicarsi ad attività che favoriscano il rilassamento, come ad esempio lo yoga; affidarsi a rimedi naturali quali i Fiori di Bach, tra cui il Rescue Remedy, particolarmente indicato in caso di picchi di ansia o attacchi di panico; praticare regolare attività fisica; dormire il giusto numero di ore per notte e curare la propria alimentazione, introducendo alimenti ricchi di magnesio e vitamine, a sfavore del cosiddetto ‘cibo spazzatura’.