La stenosi lombare è una patologia della colonna vertebrale caratterizzata da un restringimento del diametro del canale vertebrale (dal greco “stenosis” = “restringimento”), con conseguente compressione del midollo spinale in esso contenuto.

Il quadro sintomatologico della stenosi lombare  varia a seconda del livello di gravità della patologia, ma genericamente comprende dolore lombare localizzato al livello del restringimento, formicolio, intorpidimento e perdita di forza (ipostenia) negli arti inferiori, nonchè claudicatio spinale, ovvero dolore che si irradia agli arti inferiori durante la deambulazione. I suddetti sintomi vanno inoltre incontro ad una inevitabile progressione, compromettendo sempre più le capacità deambulatorie del soggetto. Ciò significa che il dolore che si irradia nella parte posteriore di cosce e polpacci, ma talvolta anche ai piedi, diviene sempre più debilitante, tendendo a sopraggiungere dopo aver percorso distanze sempre più brevi (fino a poche decine di metri), costringendo di conseguenza il paziente a fermarsi, così da trovare sollievo.

Obiettivo primario del trattamento sarà quindi il miglioramento della capacità e della resistenza nella deambulazione. A seguito di accurate indagini radiologiche (TAC e RMN) e conseguente diagnosi, si interverrà dunque con un trattamento cosiddetto ‘conservativo’, basato sulla somministrazione di farmaci antinfiammatori e, in caso di sciatica, riposo completo per una quindicina di giorni, seguito da busto ortopedico (specie nelle fasi acute della lombalgia) e fisioterapia. Di grande aiuto possono inoltre rivelarsi alcune specifiche tecniche di rilassamento, l’ esercizio aerobico ed esercizi finalizzati alla stabilizzazione lombare. E’ quindi consigliata un’ attività motoria leggere, che può comprendere l’ utilizzo della cyclette, tappeto rotante ed esercizi in acqua.

Nel momento in cui, anche eseguendo trattamenti conservativi, l’ autonomia di deambulazione risulterà ormai molto ridotta, allora dovrà essere preso in considerazione un intervento chirurgico finalizzato alla decompressione delle strutture nervose interessate e conseguente stabilizzazione del rachide. In tal senso, qualora sia possibile ricorrervi, la decompressione in microchirurgia è oggi senza dubbio la tecnica migliore, poichè consente di ottenere ottimi risultati, a fronte di un intervento poco invasivo.