La stenosi lombare è una patologia della colonna vertebrale caratterizzata da un restringimento del diametro del canale vertebrale, con conseguente compressione del midollo spinale in esso contenuto. Le zone più frequentemente colpite da questo tipo di patologia sono il tratto compreso tra la quarta e la quinta vertebra lombare (L4 – L5) e quello tra terza e la quarta (L3 – L4). Per quanto riguarda i sintomi, la stenosi lombare provoca dolore localizzato al livello del restringimento, cui può sommarsi quello dovuto al coinvolgimento delle radici spinali, oltre a formicolio e/o intorpidimento a carico di gluteo, gamba e piede; perdita di forza negli arti inferiori e aumento del dolore che si irradia dalla schiena agli arti inferiori durante la deambulazione. Naturalmente il quadro sintomatologico varia a seconda del livello di gravità della patologia, tuttavia i sintomi sono destinati ad un inevitabile peggioramento, compromettendo sempre più le capacità deambulatorie del soggetto, costretto a fermarsi anche dopo pochi metri di cammino per trovare sollievo dal dolore.

In questi casi, quando la capacità deambulatoria è ormai molto ridotta ed appurato che i trattamenti di tipo conservativo risultano inefficaci, allora è necessario ricorrere all’intervento chirurgico. Il trattamento della stenosi lombare è essenzialmente finalizzato alla decompressione delle strutture nervose interessate e conseguente stabilizzazione del rachide. L’intervento, eseguito in anestesia generale, si compone quindi di due fasi: la prima, detta di decompressione (o laminoartrectomia), prevede l’asportazione degli elementi ossei che comprimono le radici nervose e il sacco durale, mentre la seconda, detta di stabilizzazione, comporta quindi l’inserimento di viti e barre in titanio finalizzate a rinforzare il rachide indebolito.

Normalmente l’intervento prevede una piccola incisione sul lato posteriore della colonna vertebrale, attraverso la quale vengono poi divaricati i muscoli, così da raggiungere la zona interessata. Eseguita l’operazione il paziente può tornare a casa dopo soli 3/4 giorni di degenza ospedaliera. Nel caso in cui il danno si rivelasse invece particolarmente grave, richiedendo l’asportazione completa degli elementi ossei,  l’intervento sarà maggiormente invasivo e comporterebbe la successiva immobilizzazione della colonna vertebrale, con tempi di recupero più lunghi.