Con il termine stenosi (dal greco  sténōsis = “strettezza, restringimento”) si indicano tutte le situazioni patologiche caratterizzate dalla riduzione di calibro di un canale, un orifizio, un organo cavo o di un vaso, indipendentemente dalla causa che lo ha provocato, tale da ostacolare o impedire il normale passaggio delle sostanze che normalmente vi transitano.

Le sedi più frequenti di stenosi sono l’ esofago, l’ apparato digerente (es. stomaco e piloro), l’ uretra e il retto. Altrettanto diffuse risultano poi le stenosi a carico del sistema cardiovascolare, tra cui le s. valvolari cardiache, congenite o acquisite, come quelle a carico della valvola mitrale, aortica e tricuspide, s. delle arterie (es. carotidea e renale) e s. venose. Altre possibili sedi sono costituite dall’ apparato respiratorio (es. s. laringea, bronchiale, ecc.) e urogenitale, come le s. uterine, che interessano il collo dell’ utero. Esistono infine stenosi spinali, consistenti nel restringimento e nella compressione del midollo spinale e dei nervi; stenosi del cranio (malformazione che genera deformità craniche e ritardi mentali), s. della valvola polmonare (che si verifica a causa di anomalie dello sviluppo fetale) e s. biliari.

Oltre che in base alla sede in cui si manifestano, le stenosi si possono poi distinguere in ‘funzionali’, dovute cioè a spasmo degli sfinteri o delle pareti muscolari, oppure ‘organiche’, a loro volta suddivisibili in congenite, malformative e acquisite. A seconda della sede e alla natura della stenosi, si delineerà quindi il tipo di approccio terapeutico da seguire.