Un giorno di qualche mese fa, quando vivevo a Londra, mi venne voglia di patate al forno. Loro, gli inglesi, sono degli assi nel cucinar patate: pare non facciano altro da quando sono nati. Le caricano di burro e poi le infilano in forno o nel microonde e poi ci tirano fuori pranzi e cene che potrebbero sfamare un esercito. A me bastò una pirofilina di patate tagliate, un pizzico di sale e di pepe, un filo d’olio d’oliva e del rosmarino (purtroppo secco) per fare di un piatto di patate una specialità: non appena dal forno cominciò ad uscire il profumo delicato del rosmarino, tutti in casa smisero di fare quel che stavano facendo e si avvicinarono al forno pieni di curiosità: “Cos’è questo profumo delizioso? Cosa stai cucinando?“…

Non avevano mai sentito il profumo del rosmarino, e le facce stupite che mi guardavano quando “rivelai” l’ingrediente segreto me le ricorderò per tutta la vita. Non sapevano che il rosmarino potesse dare quel profumo ai piatti.

In effetti il rosmarino è una spezia tipica mediterranea, e nei Paesi nordici ne conoscono il nome ma – come per molte altre cose – non hanno idea di come la si possa usare. Noi, invece, italiche genti dalle passioni culinarie molto spiccate, il rosmarino lo conosciamo eccome, ed è una delle spezie di base in tutte le cucine. Io ne ho due bei cespugli in terrazza, da usare fresco all’occorrenza. Ma conoscete proprio tutto sul rosmarino? Non facciamoci cogliere impreparati…

ROSMARINO: I FONDAMENTALI

Il rosmarino (Rosmarinus officinalis) è un arbusto cespuglioso, perenne, della famiglia delle Labiate, che può arrivare anche a due metri d’altezza. Viene chiamato comunemente anche erba della memoria, londola, ramerino, rosmarino coronario o tosmarina. Dal fusto legnoso, eretto nelle piante giovani ma prostrato e contorto nelle piante più vecchie e con la corteccia che tende a sfogliarsi, si riconosce per le sue foglie strette e lineari, color verde scuro, lucide nella pagina superiore e biancastre  in quella inferiore. Sono proprio le foglie ad essere fortemente aromatiche, per la presenza di olii essenziali. La pianta fa dei fiori azzurri o violetti, raccolti in grappoli ed inseriti all’attacco delle foglie nel tratto apicale. I frutti sono degli acheni piccoli, ovali e subglobosi.

Il rosmarino è largamente diffuso nella zona mediterranea; cresce negli arenili, sulle rupi, nei terreni sassosi ed assolati anche in prossimità del mare. Si riproduce per talea, che deve essere messa a radicare in agosto in cassette con sabbia e torba e, la primavera successiva,  trapiantata in piena terra. Nei climi più miti le talee si possono mettere a radicare direttamente nel terreno.

Della pianta si utilizzano i rametti, che possono essere raccolti in tutti i periodi dell’anno. Essendo una pianta sempreverde e di facile reperibilità (in Italia) di solito non conviene essiccarla, perché perde gran parte degli olii essenziali e dell’aroma.

LA RUGIADA DEL MARE

Il nome del rosmarino e molto poetico: deriva da ros marinum, ovvero “rugiada del mare”. Questa pianta solare dalla caratteristica fragranza tutta mediterranea è strettamente legata al mare: cresce infatti rigogliosa proprio in prossimità del mare. Il profumo del rosmarino, così inconfondibile, ha fatto sì che questa pianta fosse usata spesso nel passato per essere bruciata. Si pensava che tali fumigazioni purificassero gli ambienti (per questo se ne faceva uso in caso di pestilenze e infezioni), presso Greci e Romani, sostituiva spesso l’incenso nei riti religiosi. Proprio per le sue proprietà antisettiche, quando non esistevano ancora i frigoriferi, si usava il rosmarino come conservante per la carne, che veniva cosparsa di foglioline tritate. Poiché l’aroma conferito alla pietanza era tutt’altro che spiacevole, l’usanza si mantenne nel tempo con grande successo.

L’ACQUA MIRACOLOSA DELLA REGINA ISABELLA

Il rosmarino, forse perché è un sempreverde, fu già nell’antica Grecia associato all’idea della fedeltà, e per questo si usava intrecciare ghirlande con le quali ornare il capo delle spose. Questa usanza, attraverso il mondo latino, si è mantenuta fino al medioevo, quando il corteo nuziale usava ancora portare mazzolini di questa pianta come simbolo di buon augurio. Inoltre nel medioevo si riteneva che per conquistare l’amore di una persona era sufficiente sfiorarla con un rametto di rosmarino fiorito. Per quanto riguarda le sue virtù curative, e la sua capacità di rinvigorire l’organismo, tali proprietà furono piuttosto trascurate in epoca antica. Esiste però un aneddoto significativo che risale al 1200, quando la regina Isabella di Ungheria, settantenne e sofferente di artrite, si fece frizionare il corpo con un balsamo segretamente regalatole da un monaco, e il cui ingrediente di base era costituito proprio dalla profumata pianta. Gli effetti furono a dir poco miracolosi, e la regina trovò un grosso miglioramento a livello del tono muscolare. Al balsamo, al quale fu dato il nome di “acqua della regina Isabella”, ricorsero per diversi secoli generazioni di signore non più nel fiore degli anni, nella speranza di ritrovare fascino e benessere.