Al Policlinico di Tor Vergata sarebbe accaduto un presunto caso di mucca pazza. L’episodio riguarderebbe la morte di un ingegnere di sessantadue anni, che sarebbe avvenuta lo scorso mercoledì primo febbraio. Il caso sarebbe però già noto a partire dai primi giorni di gennaio, quando l’uomo, originario di Centocelle (in provincia di Roma), sarebbe stato ricoverato e avrebbe presentato proprio i sintomi di quella che scientificamente è noto come morbo di encefalopatia spongiforme bovina ma è comunemente conosciuto come morbo della mucca pazza.

Nel caso dell’uomo ricoverato e in seguito deceduto, i sintomi più evidenti sarebbero stati quelli dei vuoti di memoria e di sdoppiamento della vista. Come denuncia il Codici, nonostante l’attenzione mediatica sul morbo della mucca pazza si sia ormai spenta, questa patologia continua a manifestarsi e i rischi legati a tale malattia sarebbero tutt’altro che lontani.

D’altra parte però, risulterebbe anche piuttosto difficile sapere quanti e quali siano, effettivamente i casi accertati di morbo di encefalopatia spongiforme bovina. Codici, associazione per la difesa dei diritti dei consumatori e attiva nel campo dell’usura della sanità e della legalità fa sapere, ad esempio, che l’Istituto Superiore di Sanità avrebbe inserito solo i casi riconosciuti con un’accuratezza diagnostica superiore del 95 per cento, omettendo quindi di inserire anche gli altri che in qualche modo avrebbero potuto rientrare, eventualmente, nella casistica. A tal proposito, dunque, si auspicherebbe, da parte delle autorità competenti, il tracciamento di criteri più precisi per elaborare diagnosi e per evitare che il morbo della mucca pazza torni a diffondersi tra la popolazione.