L’inquinamento atmosferico non giova alla salute di nessun essere vivente ma i bambini sono ovviamente più sensibili degli adulti quando si parla di rischi dello smog, equiparabili a quelli del fumo passivo. L’aria sporca può portare con sé allergie e malattie respiratorie ma non è tutto: gli inquinanti penetrati nel circolo sanguigno possono raggiungere anche il cervello.

La dottoressa Lilian Calderón-Garcidueñas, dell’Università del Montana, ha studiato a fondo le problematiche di bambini che vivono in posti dove lo smog ha superato i livelli di guardia, come Città del Messico. E la ricerca pubblicata sulla rivista scientifica americana Jama Psychiatry sottolinea che le polveri sottili disperse nell’atmosfera delle aree urbane (contenenti particelle di carbonio, metalli e altri inquinanti) arrivano a danneggiare anche il cervello, soprattutto nei primi mesi di vita.

Infiltrandosi dal sangue, il particolato attraversa la barriera ematoencefalica che dovrebbe proteggere il cervello, così come supera le barriere gastrointestinali e respiratorie. I bambini da zero a sette anni, che ancora devono costruire i loro anticorpi, sono i più esposti al problema che andando avanti può intossicare i neuroni arrivare, avere una parte nella comparsa di depressione e psicosi, scatenare tutta una serie di precoci malattie neurodegenerative e arrivare a modificare perfino l’assetto ormonale dell’organismo.

C’è sicuramente ancora molto da studiare per quanto concerne gli effetti endocrini e neurologici dello smog, ma per la dottoressa Lilian “iniziare a prendere atto di questa correlazione tra patologie del sistema nervoso centrale ed esposizione a inquinanti atmosferici nei bambini, è di primaria importanza per la salute pubblica”. Stando all’allarmante report, in tutte le metropoli nel mondo con tassi di smog al di sopra dei limiti accettabili, il passeggino rischia di trasformarsi in una sorta di “camera a gas” su ruote, per il neonato esposto ai veleni prodotti dal traffico.