La morte di Muhammad Alileggenda dello sport e personaggio la cui influenza culturale e sociale si è estesa ben oltre i confini della boxe, ha inevitabilmente accresciuto la voglia di saperne di più sul morbo di Parkinson, il terribile male contro cui il pugile ha lottato per tre decenni e che alla fine lo ha sconfitto. Il dottor Michal S. Okun, direttore sanitario della National Parkinson Foundation, ha provato a rispondere ad alcune delle domande più frequenti a proposito della malattia segnalata per la prima volta da un medico inglese, James Parkinson, nel 1817.

Cos’è il Parkinson?

La malattia di Parkinson, più comunemente nota come morbo di Parkinson, è una malattia neurodegenerativa, la seconda più diffusa a livello globale dopo l’Alzheimer, che conduce chi ne è affetto dal perdere il pieno controllo sui propri movimenti. Tipicamente inizia con dei tremori, rigidità e lentezza nei movimenti, problemi nel mantenimento dell’equilibrio e difficoltà nel camminare; con il tempo, possono manifestarsi problemi cognitivi e comportamentali e, infine, demenza.

Chi colpisce?

Secondo la National Parkinson Foundation di Miami, sono affette da Parkinson dai 4 ai 5 milioni di persone in tutto il mondo, di cui circa un milione solo negli Stati Uniti. Solitamente i primi sintomi si manifestano dopo i 60 anni, anche se nel 5-10% dei casi (come quello di Muhammad Ali) appaiono tra i 20 e i 50 anni.

Quali sono le cause?

Il morbo di Parkinson si sviluppa quando iniziano a deteriorarsi e morire le cellule che sintetizzano e rilasciano la dopamina, il neurotrasmettitore responsabile di trasportare i segnali alle parti del cervello che soprassiedono ai movimenti. Tuttavia, non sono ancora note le cause che conducono alla morte di queste cellule.

Esiste una cura?

Al momento non esiste una cura per il morbo di Parkinson. La terapia più utilizzata prevede trattamenti farmacologici a base di farmaci che agiscono sui livelli di dopamina e interventi chirurgici di stimolazione cerebrale profonda e intervento lesionale. Inoltre, sebbene gli studi non siano ancora completi, fisioterapia e logopedia possono aiutare i pazienti a migliorare la loro qualità della vita.

Qual è la prognosi?

Sebbene il morbo di Parkinson non sia considerato di per sé fatale, i pazienti possono morire a causa dei sintomi a esso correlati, a tal punto che il tasso di mortalità dei malati di Parkinson è circa il doppio delle persone non affette. I sintomi peggiorano col tempo, invariabilmente ma spesso lentamente, mentre la loro gravità varia da paziente a paziente. Nei casi più gravi, il malato non è in grado di camminare e di badare a se stesso, specialmente se colpito da disturbi non-motori come depressione, perdita della memoria e declino cognitivo – questi ultimi solitamente iniziano a manifestarsi dopo 10 anni.

Quali sono le complicanze più pericolose?

La maggior causa di morte tra i pazienti affetti da Parkinson è la polmonite ab ingestis, un tipo di malattia che si sviluppa a causa dell’ingresso nell’albero bronchiale di materiali estranei, come cibo, saliva e muco. Questo perché i problemi motori conducono spesso a difficoltà respiratorie, quali l’incapacità di tossire e di deglutire.