La sindrome da crepacuore esisterebbe eccome e avrebbe addirittura un tasso di mortalità in grado di eguagliare quello dell’infarto. La patologia si chiamerebbe in realtà sindrome di takotsubo o cardiomiopatia da stress e a scoprirlo sarebbero stati i ricercatori dell’Istituto di Cardiologia dell’Università Cattolica – Policlinico Gemelli di Roma, che hanno compiuto lo studio assieme ad altri ricercatori internazionali.

In base a questo studio, si apprende che la sindrome da crepacuore colpirebbe soprattutto donne (in base ad un rapporto di 9:1 nei confronti degli uomini) e che questa sarebbe causata soprattutto dal forte stress emotivo provocato da lutti (accade del 30 per cento dei casi) oppure da interventi chirurgici (succede nel 36 per cento dei casi).

Come spiegano i ricercatori, la sindrome da crepacuore è spesso associata a casi di malattia neurologica oppure psichiatrica e può presentarsi anche in concomitanza a forme di depressione. I suoi sintomi sono quelli tipici dell’infarto, con dolore al petto e affanno improvviso, anche se al momento di eseguire la coronarografia, le coronarie appaiono normali e senza restringimenti. Ad essere alterata è invece la forma del cuore, che assume una caratteristica composizione a palloncino.

La prognosi per i pazienti che presentano sindrome da crepacuore è del tutto simile a coloro che hanno subito un infarto, nonostante le disfunzioni miocardiche e microvascolari possano essere reversibili. Si possono dunque verificare choc cardiogeni (il cuore non pompa sangue a sufficienza per l’organismo) e nei casi più estremi anche morti. Ciò che lo studio ha però contribuito a chiarire maggiormente, è che la sindrome da crepacuore non è per nulla una patologia benigna come era stata finora ritenuta. Questo mutamento di opinione è estremamente importante perché permetterà di cercare nuove terapie che possano trattare la patologia.