Non sarebbero così innocue come vogliono farci credere le sigarette elettroniche che promettono di aiutare a smettere di fumare senza alcun danno alla salute, perlomeno questo il parere contenuto nei documenti dell’Istituto superiore di sanità consegnati in questi giorni al Ministro Balduzzi.

«Le sigarette elettroniche con nicotina – si legge nello studio – sollevano preoccupazioni per la salute pubblica. Potrebbero rappresentare un rischio di iniziazione al fumo convenzionale a base di tabacco e di potenziale dipendenza. Rischio notevole soprattutto per i giovani considerando la facilità di reperimento su Internet». Gli under 16, infatti, possono tranquillamente aggirare il divieto di acquisto stabilito in un’ordinanza firmata dal ministro il 28 settembre e che ha validità di sei mesi tramite il web aumentando così il rischio di danni.

Il sistema elettronico, contenente nicotina in diverse concentrazioni o, in alternativa, glicerina, aromi vari e acqua, non bloccherebbe la dipendenza anzi, al contrario, potrebbe riattivare l’abitudine al fumo e l’Istituto suggerisce, infatti, che non esistendo «evidenza scientifica sufficiente a stabilire la sicurezza e l’efficacia come metodo per la dissuefazione, le sigarette elettroniche andrebbero regolamentate come dispositivi medici o prodotti farmaceutici e non come prodotti del tabacco».

L’Italia segue quindi la stessa linea degli altri Paesi, europei e non: in Francia, per esempio, sono autorizzate solo a scopo terapeutico, il Regno Unito le sta regolamentando, gli Usa sono orientati a sottoporle alle stesse prove di valutazione dei farmaci.