Lo shale gas, ossia il gas naturale, in prevalenza metano, contenuto in rocce scistose, rappresenta un’enorme opportunità per aumentare le riserve di gas del pianeta ma non mancano i rischi ambientali. A tracciare il quadro all’Adnkronos, è Davide Scrocca, dell’Istituto di geologia ambientale e geoingegneria, Igag del Cnr.

COME SI OTTIENE LO SHALE GAS
La tecnica di estrazione che si chiama di idrofratturazione consiste nello sparare ad alta pressione acqua con alcuni additivi chimici, in modo da frammentare la roccia e far uscire il gas. Con questa tecnica, sottolinea Scrocca, ”bisogna porre attenzione al trattamento delle acque utilizzate per l’estrazione”. Si tratta, infatti, di acque che, a fine processo, ”risultano contaminate da idrocarburi e quindi richiedono dei trattamenti speciali”. Il rischio e’ l’inquinamento delle falde acquifere.

LA POLITICA DEI COMBUSTILI FOSSILI
Gli Stati Uniti, aggiunge Scrocca, ”hanno in piedi importanti progetti su questo gas. Certo è che investire nello shale gas vuol dire continuare a fare ricorso ai combustibili fossili e così non risolviamo il problema del riscaldamento globale”.

IL RISCHIO TERREMOTI
Ai timori sull’inquinamento del suolo e dell’aria si aggiunge anche il sospetto che la tecnica di estrazione possa provocare terremoti. L’allarme arriva dall’ Ohio, che dopo un 2011 caratterizzato da intense attività sismiche, ha deciso di sospendere le operazioni in cinque siti.
Il problema dei terremoti, spiega il ricercatore del Cnr, ”è parzialmente vero”. La fratturazione delle rocce, spiega Scrocca, ”comporta dei piccoli tremori sismici ma non creano problemi e a volte sono anche impercettibili. Il problema c’è se il processo di estrazione viene fatto in zone dove ci sono delle faglie attive”. In quel caso, ”si rischia di indurre un terremoto che ci sarebbe stato comunque”. La tecnica di idrofratturazione, dunque, conclude il ricercatore, ”se applicata con criterio, con le adeguate analisi ed evitando le zone a rischio, non comporta problemi”.