Per la maggior parte dell’esistenza umana, la cannabis è stata considerata un’erba curativa: una medicina. La regina Vittoria la usava per alleviare i crampi mestruali. I suoi estratti sera prescritti dai medici ed erano disponibili in ogni farmacia degli Stati Uniti. Secondo il documentario Fast Food Nation, di Eric Schlosser, l’atteggiamento nei confronti della cannabis si modificarono solo quando gli Americani notarono che fumarla era un’abitudine degli immigrati durante l’inizio del XX secolo. Dice Schosser in un’intervista alla PBS:

“Ciò che di interessante emerge e che se guardate alle origini del proibizionismo della marijuana negli Stati Uniti, questo coincida con il salire di un sentimento anti-immigrati. Dai primi anni di questo secolo, la guerra alla marijuana è stata infatti più una guerra contro coloro che la fumano, che si trattasse di Messicani o neri, o musicisti jazz sino agli hippy o agli artisti hip-hop. E’ stata una guerra contro gli anticonformisti e le leggi contro la marijuana sono state usate come un mezzo per riaffermare quelli che venivano visti come i valori tradizionali degli Americani”.

Le cose però stanno cambiando, almeno negli Stati Uniti: sedici stati ora offrono medicine di marijuana che sono considerate legali per la vendita ai pazienti. Molti più studenti fumano marijuana rispetto ad altre abitudini ben peggiori, come il binge drinking o il fumo di sigaretta. E sono nate comunità cannabis-friendly, come Oaksterdam, che erano semplicemente inimmaginabili fino a solo un decennio fa, persino negli Stati Uniti. Infine, ci sono diversi movimenti che mettono la scena politica in fermento sulla legalizzazione della marijuana, che portano come grande vantaggio per le casse dello stato una tassazione paragonabile a quella per gli alcolici.

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