Uno studio recentemente pubblicato su The Lancet sfata il mito secondo il quale i dimagrimenti rapidi sono meno facili di mantenere di quelli ottenuti con diete lunghe e costanti.

«Da sempre le linee guida raccomandano una perdita di peso lenta e graduale per la lotta all’obesità e al sovrappeso, basandosi sull’opinione largamente diffusa che il peso perso rapidamente si riacquisti con maggiore facilità – hanno spiegato i ricercatori guidati da Katrina Purcell del dipartimento di Medicina dell’Università di Melbourne – Abbiamo quindi voluto investigare gli effetti del tasso di dimagrimento sull’eventuale recupero del peso perso». 

Lo studio, iniziato alla fine del 2008 ha interessato 204 volontari, uomini e donne tra i 18 e i 70 anni di età, con indice di massa corporea tra il 30 e il 45. I volontari sono stati divisi, tenendo conto dell’età, del sesso e del sovrappeso, in due campioni simili che sono stati sottoposti il primo a una dieta rapida di 12 settimane e l’altro a un regime più graduale, strutturato su 36 settimane, entrambi con l’obiettivo di perdere il 15 per cento del peso.

Alla fine della fase dimagrante, tutti i partecipanti, dell’uno e dell’altro gruppo, che erano riusciti a perdere almeno il 12,5 per cento del peso sono passati alla seconda fase dell’esperimento, vale a dire una dieta di mantenimento della durata di 144 settimane.

Alla fine della fase 2, i partecipanti di entrambi i gruppi che sono arrivati fino alla fine del programma (43 del gruppo della dieta graduale e 61 del gruppo della dieta rapida) avevano riguadagnato la gran parte del peso perso e più precisamente il 71,2 per cento (58,1 – 84,3) per quelli dimagriti più rapidamente e il 70,5 per cento (57.8 – 83.2) per chi aveva seguito la dieta più lunga e graduale.

Da notare anche che dei 103 partecipanti sottoposti alla dieta di 36 settimane solo 51 (50%) sono riusciti a perdere il 12,5 per cento o più del peso iniziale, contro i 76 su 97 sottoposti alla dieta più rapida (81%).

I regimi dimaganti più rigidi e più rapidi sembrerebbero quindi essere più efficaci, se non sul mantenimento del risultato, almeno per il raggiungimento dell’obiettivo, anche se, forse, non i più sani. I ricercatori infatti segnalano che uno dei partecipandi alla dieta rapida ha sviluppato una colecistite che ha reso necessaria uno colecistectomia, mentre durante la fase 2, due partecipanti, sempre del gruppo dieta rapida, hanno sviluppato dei tumori.

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