Dall’1 al 7 ottobre si celebra la Settimana Vegetariana Mondiale, sostenuta da gruppi vegetariani/vegan, animalisti, ambientalisti di tutto il mondo, allo scopo di spiegare al pubblico che con un’alimentazione a base vegetale si possono ridurre i problemi che un’alimentazione ricca di carne, latte e altri prodotti animali causa alla salute, all’ambiente e alla società in generale.

Per molti anni, le settimane vegetariane sono state promosse dalle singole organizzazioni nazionali, differendo quindi di paese in paese per date e tematiche, fino a che nel 2008, all’alba del 38° Congresso Vegetariano Mondiale, un gruppo di attivisti provenienti da diversi paesi si è proposto per coordinare le attività e dar vita alla prima vera Settimana Vegetariana Internazionale, da allora osservata ogni anno dal 1 al 7 di ottobre. Arco di tempo che è tutt’altro che casuale: in questi giorni cadono infatti varie ricorrenze associate alla scelta vegetariana, come:

  • la Giornata Vegetariana Mondiale: il 1° ottobre;
  • la Giornata Internazionale per gli Animali d’Allevamento: il 2 ottobre (in coincidenza con il giorno della nascita di Gandhi, vegetariano e sostenitore di un ideale nonviolento verso tutte le creature viventi);
  • la Giornata della Non-Violenza: il 2 ottobre;
  • la Giornata Internazionale per gli Animali: il 4 ottobre  (in coincidenza con il giorno di San Francesco d’Assisi).

Seguono: la Giornata mondiale dell’alimentazione, il 16 ottobre e la Giornata Mondiale Vegan, il 1 novembre

Un mese intero, dunque, dedicato alle tematiche legate all’alimentazione, oggi più che mai argomento “caldo”, soprattutto in vista di Expo 2015, il cui tema, lo ricordiamo, è “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”.

Ma quali sono i reali benefici derivanti da una dieta vegetariana? Ebbene, gli studi sul tema di questi tempi si moltiplicano ogni giorno che passa e ogni teoria sembra approdare a tesi diverse, quindi destreggiarsi in un territorio tanto vasto non sempre è cosa facile. Negli anni, però, diversi studi hanno concordato e confermato che un’alimentazione povera o priva di carne possa essere d’aiuto negli stati di ipertensione, per il contenimento del diabete, per il controllo del metabolismo, nel mantenere bassi i  valori di colesterolo ematico; può ridurre il rischio di cardiopatia e di contrarre il cancro, in particolare all’intestino. Insomma, le persone che seguono uno stile alimentare vegetariano sono meno esposte ai rischi di quelle che sono ormai definite le “malattie del benessere”, tipiche del mondo occidentale.

L’Italia si piazza però al primo posto in Europa per numero di vegetariani: si stima infatti che siano circa 5/6 milioni le persone che in tutto lo stivale rifiutano di cibarsi di animali; di questi l’1% è invece vegano, ovvero esclude dalla propria dieta ogni tipo di prodotto animale come latte, uova, miele, ecc. Seguono Inghilterra con il 9%, la Germania con l’8%, l’Irlanda con il 6%, per arrivare ai fanalini di coda: 2% per Francia, Repubblica Ceca, Belgio, Portogallo, Norvegia e l’1% per Polonia, Slovacchia e Danimarca. Percentuali relativamente basse, ma in evidente aumento, tanto che, secondo Eurispes, nel 2050 i vegetariani in Italia arriveranno a sfiorare i 30 milioni.

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