La serotonina è un neurotrasmettitore che viene sintetizzato a partire dall’aminoacido triptofano e regola numerose funzioni fisiologiche, tra cui il ritmo sonno-veglia, la temperatura corporea, il comportamento sessuale, la percezione del dolore, la peristalsi intestinale e l’appetito. La questione più dibattuta rimane tuttavia  il ruolo giocato dalla serotonina nella regolazione del tono dell’umore. Questo importante neurotrasmettitore è infatti comunemente conosciuto come “ormone del buonumore”, tanto che ormai da decenni la ricerca scientifica si concentra sul suo ruolo nella genesi di disturbi psichici quali ansia e Depressione, nonché sulla sua efficacia nel trattamento antidepressivo.

A livello del sistema nervoso centrale, la scarsa presenza di serotonina è correlata a cali patologici dell’umore, con conseguenti stati di insonnia, ansietà ed aggressività. Nella Depressione e nei Disturbi d’Ansia, le modifiche che avvengono a livello del cervello e, più in generale, in tutto l’organismo, sono tuttavia numerose ed eterogenee. L’insorgenza di queste patologie è cioè determinata da un insieme di cause e da alterazioni di meccanismi complessi, e non può dunque essere semplicemente ricondotta alla mancanza di un unico neurotrasmettitore. Ciò significa che affermare che la mancanza di serotonina sia causa di Depressione è senza dubbio una semplificazione, tanto che il DSM dell’American Psychiatric Association non elenca questo importante neurotrasmettitore come causa esplicita di disturbi mentali. Se è pur vero che nelle depressioni si verificano alterazioni chimiche nel funzionamento di alcuni circuiti celebrali, ciò non comporta quindi che queste ne siano la causa prima, né tanto meno che la serotonina giochi un ruolo centrale nello squilibrio generale che si viene a determinare.

Nonostante il  rapporto tra serotonina e depressione sia a tutt’oggi molto dibattuto, uno dei più famosi farmaci contro la depressione, ovvero il Prozac, ma anche numerosi farmaci antidepressivi di ultima generazione, sono concepiti per agire proprio sul circolo della serotonina cercando di mantenerne alti i livelli. Si tratta infatti di inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI), che agiscono inibendo la ricattura della serotonina negli spazi sinaptici, aumentandone quindi la disponibilità.

A confermare la tesi secondo cui la carenza di serotonina non giocherebbe un ruolo cruciale nell’insorgenza di sindromi depressive, arriva tuttavia anche uno studio pubblicato sulla rivista ACS Chemical Neuroscience e condotto dal  John D. Dingell VA Medical Center in collaborazione con la Wayne State University School of Medicine. Per far luce sul rapporto tra depressione e serotonina, gli autori della ricerca hanno osservato il comportamento di alcuni topi cui è stata indotta un’incapacità di produrre serotonina. Le principali differenze che sono emerse dal confronto con il gruppo di controllo (composto da tipi ‘normali’) sono tuttavia risultate interessare la sfera dell’aggressività. Tali risultati spiegherebbero la frequente incapacità di farmaci quali il Prozac di contrastare i sintomi della depressione, suggerendo la necessità di tenere maggiormente in considerazione differenti fattori scatenanti, al fine di giungere alla creazione di un trattamento farmacologico migliore e più efficace contro la Depressione.