Anche la sete viene attivata e spenta grazie ad una sorta d’interruttore: questo quanto scoperto da un gruppo di neuroscienziati della Columbia University Medica Center di New York guidati da Yuki Oka e Charles Zuker attraverso uno studio descritto poi sulla rivista Nature.

Questo sarebbe composto da due gruppi di neuroni che vanno ad agire in maniera opposta e bilanciata: quando si accende uno si verificherà un desiderio irrefrenabile di bere – anche se si risulta completamente idratati -, e rimarrà tale finché non interverrà il secondo che, al contrario, placherà la sete.

Lo studio

Descritto appunto sulla rivista Nature lo studio ha come obiettivo quello di garantire l’assunzione di una quantità necessaria di liquidi per l’organismo aiutando così a bilanciare acqua e sale presenti nell’organismo. Lo stesso, testato su dei topi da laboratorio, ha utilizzato la tecnica dell’optogenetica – tra le più precise per monitorare l’attività cerebrale – per andare poi a monitorare i due gruppi di neuroni grazie all’inserimento -in questi ultimi – di molecole che si attivano con la luce.

Questo ha permesso di scoprire i due gruppi di neuroni subfonicaliche vanno ad innescare e a spegnere la sensazione di sete: i CAMKII sono quelli che attivano la sete anche se si è idratati mentre i VGAT andrebbero a spegnerla anche nel caso in cui si risulti assetati. Nel momento in cui gli scienziati hanno iniziato ad accendere il primo gruppo di neuroni si è subito verificato un aumento di sete, con i roditori che cominciavano a cercare l’acqua bevendola intensamente: al contrario, una volta spenta, la loro sete si placava. Specialmente l’attivazione del primo gruppo di neuroni, però, li avrebbe portati a consumare una quantità di acqua pari all’8% del loro peso corporeo.

L’organo subfornicale è una delle poche strutture neurologiche che non sono bloccate dalla barriera ematoencefalica” ha commentato Yuki Oka “E risulta dunque completamente esposto alla circolazione generale. Sarebbe perciò possibile sviluppare farmaci per condizioni legate alla sete“.

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