Uno studio del team Usher Institute of Population Health Sciences and Informatics dell’Università di Edimburgo avrebbe scoperto che la durata della vita sarebbe in qualche modo influenzata da due variazioni genetiche che contribuirebbero ad accorciarla. Per colpa di queste due varianti, la durata della vita potrebbe quindi risentirne da un minimo di un anno ad un massimo di tre anni. Questo sarebbe stato l’esito dello studio condotto dai ricercatori su circa 152 mila volontari reclutati attraverso l’UK Biobank Study.

Le due variazioni individuate dai ricercatori risiederebbero in due diverse regioni del genoma umano e agirebbero in modi differenti. La prima mutazione concorrerebbe ad aumentare il rischio di cancro al polmone e di altre gravi patologie respiratorie negli uomini fumatori mentre la seconda colpirebbe maggiormente le donne, aumentando il rischio di ammalarsi del morbo di Alzheimer oppure di avere il colesterolo alto (con tutti i rischi che ciò comporta).

Queste due mutazioni che influirebbero sulla durata della vita, accorciandola, sarebbero assai più comuni di quanto non si creda: più di due persone su tre, infatti, hanno almeno una delle varianti genetiche in singola copia mentre tre persone su mille ereditano entrambe le mutazioni in doppia copia. Il primo caso comporta una durata della vita in media più corta di un anno; nel secondo caso gli anni possono estendersi fino a tre.