Bassi livelli di Vitamina D possono aumentare il rischio di sviluppare la sclerosi multipla: a rivelarlo è stato uno studio condotto dai ricercatori dell’università canadese McGill e pubblicato su PLOS Medicine.

Lo stesso, per arrivare alle conclusioni, ha analizzato i dati di più di 14mila persone con sclerosi multipla e circa 24mila sani: da ciò è stato evidenziato che coloro che possedevano una diminuzione dei livelli di vitamina D per predisposizione genetica erano doppiamente più inclini a contrarre la malattia  autoimmune rispetto a coloro che, invece, non possedevano gli stessi geni.

Più di 100mila persone sono affette da sclerosi multipla nel Regno Unito, quindi questa potenziale unione tra la vitamina D e il rischio di sviluppare la MS è un’area cruciale della ricerca.” Ha dichiarato Susan Kohlhaas della Ms Society britannica “Ci sono molte domande senza risposta riguardo ciò che potrebbe causare la sclerosi multipla, quindi questo studio su larga scala è un emozionante passo avanti verso una maggiore comprensione della complessità dei fattori genetici e ambientali che contribuiscono alla malattia. Ci sono delle linee guida governative riguardo la quantità di Vitamina D che la gente dovrebbe assumere – e prenderne troppa può portare a effetti collaterali -, quindi incoraggiamo le persone a parlare con il loro medico se stanno pensando di farlo”.

I risultati” evidenzia il Dottor Benjamin Jacobs, del Royal National Orthopaedic di Londra, “dimostrano che se un bambino è nato con dei geni associati ad una carenza di Vitamina D sono doppiamente a rischio, rispetto agli altri bambini, di sviluppare la sclerosi multipla una volta entrato nell’età adulta. Questo può essere perché bassi livelli della vitamina causano la MS o anche perché possono entrare in gioco altri fattori che riguardano la genetica”.

Una nuova scoperta, questa, che sicuramente permetterà alla medicina di compiere un nuovo passo da gigante nello studio della malattia autoimmune debilitante – che negli ultimi tempi colpisce sempre più spesso individui nella fascia d’età tra i 20 e i 40 anni – ma tuttavia sarebbe ancora presto per affermare che la stessa vitamina D possa proteggere l’organismo dall’insorgenza della malattia.