Qualche giorno fa ho condiviso sulla mia pagina Facebook un resoconto molto carino, scritto da una persona vegana che descrive una situazione molto comune: un’uscita a cena tra persone con cui non siamo molto familiari e che si ritrovano a scoprire che siamo vegani o vegetariani. L’evento – che per la maggior parte delle persone è un fatto normalissimo – per il vegano si trasforma in una specie di carrellata di cliché e di déjavu, frasi e domande che si susseguono per tutta la durata della cena, dettati in parte dalla curiosità delle altre persone, in parte dalla mancata accettazione di una scelta diversa, e in qualunque caso da molta ignoranza alimentare. E’ più che altro quest’ultima che finisce per alimentare pregiudizi e falsi miti che non hanno veramente ragion d’essere. Del resto, difficilmente troverete persone vegetariane o vegane malnutrite… la questione, allora, si sposta sul piano di accettazione nei confronti di chi compie una scelta ogni volta che si siede a tavola: la scelta di non mangiare certi cibi universalmente riconosciuti come “buoni” ma che per i vegetariani e i vegani non ha nessuna attrattiva perché si tratta di cibo violento, ottenuto con l’uccisione di altri esseri viventi, e di cui si può tranquillamente fare a meno. Capire perché la cosa turbi molti animi è davvero difficile da questa parte della barricata, eppure…

L’importante, comunque, è prenderla con ironia, e questo racconto traccia uno spaccato divertentissimo delle reazioni che hanno la maggior parte delle persone quando si siedono a tavola e capiscono di avere un vegetariano o un vegano tra loro. Io personalmente ho incontrato tutte queste categorie, e quando l’ho letto non sono riuscita a evitare di sorridere (anzi, di metteremi proprio a ridere). Spero che anche i non-veg, leggendolo, possano riuscire a capire come vengono visti dal nostro punto di vista.

Ringrazio in anticipo la persona che lo ha scritto (su Facebook, si sa, rintracciare l’origine di questi post è un po’ difficile, ma se ci legge spero che si faccia vivo/a)…

IL VEGANO A TAVOLA

«Oddio, e ora come glielo dico?». Una domanda che mi perseguita da dieci anni ogni volta che mi trovo a cena fuori con semi-sconosciuti. Cerco di studiare il modo migliore per svelare il mio segreto infame e mi preparo al plotone d’esecuzione. Ora capisco come si sentivano i gerarchi nazisti a Norimberga. E adesso tocca a me.
Decido di tacere. Forse è la cosa migliore: resto zitto fino a quando è possibile. Saranno loro, al massimo, a scoprilo. Così la cena procede tranquillamente. Mangio quello che posso e quello che voglio. Poi, la catastrofe. C’è un tizio, uno qualunque, che si offre di farmi assaggiare parte della sua pietanza, sponsorizzandone la prelibatezza. Si tratta di una braciola di maiale in salsa barbecue, che, a quanto pare, è la fine del mondo. Eccolo: il dramma. «No, grazie. Sono vegetariano». È tipo come se mi fossi alzato e avessi sbattuto sul tavolo la mia tessera del Partito Nazista Tedesco. Silenzio. Tutti mi guardano. Quello che accade dopo è la fotografia di una comune cena a cui partecipa un vegetariano.

Segue un piccolo corollario che illustra le categorie più diffuse di commensali vegfobici. Uno spaccato sociologico di un banchetto moderno.

CATEGORIA UNO: L’INDIGNATO. È forse quella più spiacevole da incontrare. Ai rappresentanti di questa categoria non interessa sapere le motivazioni della tua scelta, però ti interrogano ugualmente. Per loro non è importante convincerti che la tua scelta è sbagliata, in quanto lo danno già per assodato: non si può non mangiare carne. Secondo loro, se tutti fossero vegetariani saremo invasi da vacche e maiali. Probabilmente gli animali da fattoria conquisterebbero il mondo. Sei il primo vegetariano che hanno conosciuto: uno di quegli incontri che racconteranno agli amici.

CATEGORIA DUE: L’ANTROPOLOGO. «Se l’uomo non avesse iniziato a mangiare carne ora, probabilmente, si sarebbe estinto». Esticazzi? L’antropologo basa la sua tesi sul fatto che è parte della nostra natura cibarci di altre specie animali. Le sue teorie poggiano su indiscutibili fonti storiche e filosofiche sull’evoluzione dell’essere umano. A quanto pare, per questi individui, chi cerca di domare i propri istinti è un essere spregevole. Per questo motivo il veg è una minaccia: a rischio c’è l’intera razza umana.

CATEGORIA TRE: IL NUTRIZIONISTA. È la mia categoria preferita. In loro c’è qualcosa di pedagogico. Il loro obiettivo è dimostrare che hai fatto una scelta distruttiva e autolesionista e che senza la carne probabilmente andrai incontro a una vita fatta di stenti e salute cagionevole. Attaccano dei pipponi sulle proteine e sul ferro e cercano in ogni modo di farti cambiare idea. Lo fanno per il tuo bene e quando vedono che non desisti, ti prendono la mano e ti dicono: «per l’amor del cielo, fatti almeno seguire da un medico».

CATEGORIA QUATTRO: IL CURIOSO. Così come per l’indignato, tu sei il primo vegetariano che incontra. Il curioso, però, non è antipatico. È solo noioso. Ma come mai non mangi la carne? Da quanto tempo? Ma lo fai perché non ti piace la carne o perché ti dispiace per gli animali? Ma il tonno lo mangi? E il prosciutto? E il pesce? Ma sei uno di quei vegetariani che non mangiano neanche le uova e il latte? E con le proteine come fai? Ma sei rimasto impressionato da bambino? Tuo nonno aveva i coniglietti e l’hai visto mentre gli spezzava il collo?

CATEGORIA CINQUE: IL VEGETARIANO. Di fronte a sé ha un piatto di carbonara fumante, con pezzi di pancetta di 5 chili l’uno. Lui però è un vegetariano, proprio come te. Molto spesso è una ragazza. È vegetariana, certo, ma a certe cose non riesce proprio a rinunciare! «Cioè, tipo, io il sushi lo adoro. E poi mia nonna fa una tagliata di vitello che è la fine del mondo. E vuoi mettere quando esci dalla discoteca e ti mangi un bel kebab? Per tutto il resto però sono vegetariana anch’io. Proprio come te».

CATEGORIA SEI: IL MORTIFICATO. Per lui il vegetarianismo è una malattia. Si sente in colpa per il fatto che si sta mangiando una bistecca di fronte a te. Non mente, è veramente dispiaciuto per te ed è convinto di aver fatto una figuraccia: «oddio scusa! È tutta la sera che parliamo di carne, bistecche e grigliate. Non lo sapevo che eri vegetariano!».

CATEGORIA SETTE: IL PROLETARIO. Secondo il proletario sei solamente un viziato. Invece di ringraziare il signore di averti dato la possibilità di sfondarti di prosciutto, tu hai scelto di fare il fighetto. «Figlio mio, se solo avessi conosciuto la fame…».

CATEGORIA OTTO: IL TEOLOGO. L’unica spiegazione plausibile per lui è che tu sia musulmano. Ti rispetta, perché è di sinistra, però è seriamente dispiaciuto di come la tua religione tratta le donne.

CATEGORIA NOVE: IL SOLIDALE. Per lui sei una specie di mistico. Un guru orientale in grado di non lasciarsi tentare dai piaceri della vita o un elfo che si nutre esclusivamente di corteccia di quercia. Per lui hai rinunciato per sempre ai piaceri della buona cucina. «Minchia! Io non so proprio come riesci a resistere. Io non potrei mai rinunciare alle costine, alla fiorentina, alla frittura di pesce, alla carne di manzo, all’agnello, all’hamburger, alla mortadella». Non bisogna farsi ingannare, anche se può sembrare dalla tua parte, non perde occasione per farti notare che si sta godendo la cena. «Mmmmh! Non sai cosa ti perdi. Ma chi te l’ha fatto fare?».

CATEGORIA DIECI: LO SMEMORATO. Durante tutta la cena non farà altro che proporti di assaggiare, di volta in volta, il suo tortino al tonno o l’antipasto di affettati. Ti consiglierà ristoranti e trattorie dove fanno la migliore carne alla griglia che si possa mangiare. Il vegetariano, in questo contesto, non deve dire nulla. Deve tacere. Aspettare. Ci penserà lui a correggersi. «Ah già! Tu sei vegetariano!». —