Qualche giorno fa sono andata alla Asl del mio comune di residenza per la scelta del medico di base. Dopo tre anni passati all’estero, rientrare in Italia e ripiombare nelle “barbarie” è abbastanza provante. A Londra, dove ho vissuto fino a pochi mesi fa, la scelta del medico si può fare on-line. Certo, di norma si sceglie un medico che operi nella propria circoscrizione (anche se non è obbligatorio), e di solito sulle pagine web del servizio sanitario è presente una descrizione dei servizi offerti dal singolo ambulatorio, gli orari (là sono aperti 7 giorni su 7), e i medici che vi operano. Non solo…

COME SI FA A SCEGLIERE IL MEDICO SE NON LO SI CONOSCE?

Semplice. In quelle stesse pagine informative sui medici, non vengono solo indicati gli orari d’ambulatorio, ma anche le lingue parlate dal medico (ebbene sì… hindu, francese, spagnolo, italiano, arabo…) ed eventuali restrizioni che riguardano la religione o il credo dello stesso. Perché indicare la religione di un medico, un fatto così privato? Perché naturalmente il credo religioso del medico influenza molto le sue scelte e il suo modo di considerare il paziente. Se il medico è musulmano, ad esempio, potrà capire meglio le esigenze di una paziente musulmana. Potrà rapportarsi a lei restando all’interno di una serie di nozioni culturali condivise e consigliarla anche in virtù di questo in caso di problemi importanti, che non riguardano spesso solo la nostra salute ma soprattutto delle scelte su temi etici, che sconfinano dalla scienza per entrare nella morale.

QUANTO IL CREDO INFLUISCE SULLE SCELTE DEL MEDICO?

Certo, potete obiettare che l’Italia è ben lontana da un tale livello di integrazione e di apertura mentale nei confronti dello straniero a livello amministrativo, tuttavia anche in Italia vi è un problema di credo religioso che si scontra con la scienza. Se il medico è un obiettore cattolico, dovrò aspettarmi che non mi prescriverà la pillola (men che meno quella del giorno dopo) e così facendo – ma questo è solo UN esempio tra i tanti – il mio diritto a scegliere della mia vita diventerà la sua scelta (quella di uno sconosciuto) sulla mia vita (e della vita dell’eventuale bambino). Perché allora non dare la possibilità al paziente di scegliere un medico che sia il più vicino possibile al proprio sentire, alla propria scala di valori? Di conoscere prima a chi si affida e non di doverlo scoprire magari dopo, quando è troppo tardi?

LA PRIVACY

Invece, di fronte all’addetta allo sportello della Asl, mi sono trovata davanti a un elenco di nomi, che per me non significavano assolutamente nulla, e a dover scegliere in un minuto il mio medico di base (la persona a cui affiderò la mia salute per le emergenze… ovvero quando io non so come risolvere un problema) in base agli orari di ambulatorio più o meno comodi ed alla distanza del suo ambulatorio dalla mia residenza. E tutto il resto? Come si coniuga la mia vita privata – il mio essere vegetariana, il non voler assumere farmaci ma affidarmi alla medicina naturale, il mio diritto di scegliere del mio corpo e di un’eventuale nuova vita che esso è in grado di generare in quanto donna – con la vita privata e l’etica del mio medico di base?

Eppure, a quanto pare, più di così non è dato sapere… questione di privacy del medico. Ma la sua privacy conta più della nostra salute e delle nostre convinzioni? Semplificarci la vita sarebbe davvero una cosa facile e alla portata di tutti, nonché un grosso segno di civiltà.