Quasi un italiano su dieci rinuncia alle curarsi per via delle liste d’attesa e, soprattutto, per motivi economici: questo quanto emerso dall’Osservatorio civico sul federalismo in sanità di Cittadinanzattiva presentato a Roma.

Secondo quanto rivelato dal rapporto, la spesa a cui deve far fronte privatamente il cittadino per le prestazioni sanitarie è pari al 3.2%, ben al di sopra della media Ocse del 2.8%.

Nel mirino del rapporto si trova anche la prevenzione dove su 16 Regione tenute sotto controllo dal Ministero della Salute nel 2013, solo la metà sarebbe in linea con le indicazioni emanate dallo stesso ministero: tra queste, tuttavia, a peggiorare sono Basilicata, Liguria e Veneto, mentre tra le altre già considerate tra le inadempienti (Abruzzo, Calabria, Campania, Lazio, Molise, Piemonte, Puglia, Sicilia) fanno un ulteriore passo indietro Calabria, Campania, Puglia e Sicilia.

Sanità: liste d’attesa e ticket tra gli ostacoli

Per accedere alle cure con la sanità pubblica si ripresentano due ostacoli, le liste d’attesa e i ticket: tra gli oltre 26mila italiani che si sono rivolti al Tribunale per i diritti del malato (Tdm) nel 2015 circa un cittadino su quattro segnala una difficoltà di accesso alle prestazioni sanitarie per le liste d’attesa (per oltre il 58%) e per i ticket (il 31%). A risentirne di più sono le regioni sia del nord che del sud, dal Veneto al Friuli Venezia Giulia alle province autonome di Trento e Bolzano per arrivare fino alle Marche, alla Calabria e alla Sicilia.

Il 7.2% de residenti, invece, sarebbe costretto a rinunciare alle cure: circa 2.7 milioni di persone (circa il 5.1%) lo fa per motivi economici, mentre il resto per le liste d’attesa: ad accadere è soprattutto nel Sud (con l’11.2 dei residenti), seguito dal Centro (7.4%) e dal Nord (4.1%).

L’attesa, poi, non sarebbe uguale per tutti: per una visita ortopedica, come rivela il rapporto, i tempi minimi sono stati registrati nel Nord-Est Italia con poco più di un mese, arrivando a quasi due mesi nel Centro. Per una prima visita cardiologica con ECG, invece, si andrebbe da un minimo di 42.8 giorni d’attesa nel Nord-Ovest a un massimo di 88 giorni al Centro, e ancora per l’ecografia completa all’addome si attende da un minimo di 57 giorni nel Nord-Est ad un massimo di 115 giorni al Centro, mentre per la riabilitazione motoria si si va dai quasi 13 giorni del Nord-Est ai quasi 69 giorni del Sud. Rispetto alle regioni del Nord e del Centro, nel Sud Italia – specie in Puglia e Campania -, per cercare di diminuire i tempi di attesa del servizio pubblico i cittadini si affidano in maniera sempre più frequente alle figure private.

Anche per quanto riguarda i ticket le differenze a seconda delle regioni si fanno sentire: basandosi sulle stesse 16 prestazioni pubbliche, i ticket più bassi si pagano nel Nord-Est (per 10 su 16 prestazioni) mentre quelli più elevati al Sud, con la metà delle prestazioni. Il livello di compartecipazione dei cittadini ai ticket, tra il 2013 e il 2014, sarebbe diminuito solo nella Provincia Autonoma di Trento (-5,6%), in Sicilia (-2,2%), Piemonte (-2%) e Liguria (0,8%) mentre, al contrario, in Valle d’Aosta è stato registrato un +11,9%. L’importo dei ticket varia di regione in regione – sia sulla farmaceutica che sulle prestazioni specialistiche -: durante il 2014 è stato registrato un +4,5% dei ticket sui farmaci e -2,2% sulla specialistica.

Ogni anno, a testa, i cittadini residenti in tutte le le Regioni del Nord e del Centro pagano oltre 50 euro come quota di compartecipazione (tranne Piemonte, Marche e PA Trento), con una media di circa 60 euro in Veneto e una di 42 euro al sud. Per quanto riguarda i ticket sulla farmaceutica il prezzo va da un minimo di due a un massimo di 4 euro nelle regioni settentrionali mentre in Emilia Romagna, Toscana ed Umbria i ticket sono diversi a seconda delle fasce di reddito oscillando dagli 0 agli 8 euro.