Qualche tempo fa una persona mi ha chiesto di ricordare un giorno, che per me era stato particolare, di quand’ero bambina. La prima cosa che mi è venuta in mente è stata la notte di San Lorenzo passata all’aperto a guardare le stelle. Avevo 7 o 8 anni, e i miei zii mi portarono con loro al passo del Vivione, uno stretto passaggio che segna l’inizio delle Alpi Orobiche e la fine delle prealpi bergamasche, a oltre 1800 metri d’altitudine. Non c’è molto lassù, se non un rifugio che offre qualche stanza, un camino e il servizio cucina, e poi una radura erbosa attorno a un piccolo lago d’altura.

Quella notte di tanti anni fa attorno al rifugio erano sorte decine di tende, persone che si radunavano attorno a qualche falò sparso nel freddo pungente della notte. Ma il cielo era terso e quasi tutti, avvolti nei sacchi a pelo, stavano con il naso all’insù ad osservare la notte che offriva lo spettacolo raro di una cascata di stelle.

Quella fu la notte in cui smisi di avere paura del buio e cominciai a credere nella magia.

Mi ricordai di quella notte un’altra volta, due anni fa. Mi trovavo negli Stati Uniti, ad una festa notturna sulla spiaggia al Golden Green Park di Seattle, ed era proprio la notte di San Lorenzo. Gruppi di persone grigliavano carne sui barbecue sul fondo della spiaggia e altri stavano radunati attorno ai falò reggendo rametti d’albero a mo’ di canne da pesca, su cui stavano pazientemente facendo abbrustolire i marsh mellow. Ma niente stelle cadenti.

Fu così che la prima volta che mi lasciai scivolare lungo la gola una colata di zucchero fuso e cioccolata, fu una notte fantastica ma senza stelle. Perché la notte di San Lorenzo e il fenomeno delle stelle cadenti – questo in pochi lo sanno – è un fenomeno riservato a pochi, e in Italia siamo tra i pochi testimoni di questo spettacolo meraviglioso che si ripete gratuitamente ogni anno. Il minimo che si possa fare è staccare per qualche ora dalle nostre luci artificiali e dalla tecnologia e lasciarci illuminare dalla luce dell’universo e dai suoi misteri.