Estate, tempo di sagre e di feste di Paese… difficile riuscire a sfuggire al richiamo di qualche tavolata all’aperto in compagnia di musica e amici, vuoi perché i prezzi sono solitamente “popolari”, vuoi perché fa parte di una tradizione secolare che ha sempre il suo fascino. Molte di queste sagre si richiamano ai Santi patroni locali, altri invece a pietanze della tradizione locale, che vengono cucinate “come una volta”.

UNA TRADIZIONE CLANICA

Una volta, quando l’organizzazione sociale aveva una struttura clanica o quasi, la carne scarseggiava ed era un alimento riservato – per l’appunto – alle feste, alle occasioni in cui la caccia si chiudeva dopo le battute degli uomini del villaggio: allora la gente si riuniva e divideva la cacciagione ai banchetti popolari. Da qui la sagra di questo o di quel piatto, quasi sempre a base di animali, accompagnata da cereali o vegetali molto poveri. Ecco dunque che tra brasati d’asino e costolette alla brace, pane e porchetta o salamelle, formaggi e bistecche, le sagre estive sono a lungo state il regno degli amanti della carne e di piatti duri da digerire. Difficile riuscire a trovare qualcosa di commestibile per un vegetariano, a parte le sempiterne patate fritte (sempre che siano fritte nell’olio e non nello strutto).

QUANDO LA TRADIZIONE SI EVOLVE…

Negli ultimi anni, però, le cose stanno cambiando. Non parlo di sagre vegetariane o vegane, di eventi specializzati e pensati appositamente per far conoscere e diffondere uno stile di vita che non sia a base di animali nel piatto. Anche alle sagre tradizionali, un vegetariano comincia a trovare delle scelte valide…

Ne ho avuta la prova qualche giorno fa, quando sono stata invitata alla sagra di Veniano (carinissima frazione di Appiano Gentile, in provincia di Como). A sentir parlare di costolette e brasati con la polenta, mi sono chiesta se ci sarebbe stato qualcosa di commestibile anche per me. E la sorpresa è stata molta quando ho appurato che tra i piatti disponibili c’era una discreta scelta vegetariana e vegana: vari tipi di pasta (dalla semplice pasta al pomodoro, al pesto o alla puttanesca) e poi insalate molto semplici a base solo di vegetali e persino piatti a base di legumi freddi.

Insomma, devo ammettere che è stata una piacevole sorpresa, tanto che un vegetariano o un vegano potevano sedersi e ordinare da menù senza dare nell’occhio o senza dover stare in astinenza forzata da cibo tra gli altri commensali. Cosa che spesso non accade nemmeno nei ristoranti “normali”, a vocazione commerciale. Non solo: spesso la carne cucinata alle sagre proviene da allevamenti locali, e dunque a chilometri zero, e non dalla grande distribuzione. Un punto in più per non snobbare queste feste, anche se va da sé che i piatti forti sono quelli a base di carne. Tuttavia… non è niente che non si veda giornalmente anche nei normali ristoranti. E’ possibile dunque sembrare “normali” e non alieni scesi dallo spazio, anche in un’occasione così “carnereccia” e così votata al passato e alla tradizione.

Poi è ovvio: molto del divertimento dipende anche dalla compagnia. Ma gli amici sono come la dieta: si eliminano quelli tossici e si tengono quelli che ci fanno bene.

Buone sagre a tutti voi!